Cataldo, identità dei Supinesi, vescovo e popolo, popolo e vescovo


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hanno cacciato S. Cataldo: un rito che si ripete a Supino nella notte tra l’8  e il 9 maggio, alle tre del mattino. Un’intera città che si riunisce attorno al suo Santo veneratissimo.  Riporto una mia piccola riflessione su questo fenomeno che oltre ad essere naturalmente religioso è anche culturale, storico, direi anche etnico. Potrebbe anche essere portato ad esemplificazione visiva ed emotiva di quella espressione di papa Francesco, nel suo primo discorso alla loggia delle benedizioni: un cammino insieme vescovo e popolo, popolo e vescovo

Sono stato a veder “cacciare S. Cataldo”. E’ stata la prima volta nonostante i ripetuti ed insistenti inviti degli amici di Supino negli anni precedenti. Ebbene non sono stato deluso: alle 4 di notte, la chiesa di S. Pietro, santuario di S. Cataldo, era strapiena di gente, supinesi nella stragrande maggioranza, giovani e anziani, bambini e ragazzi, un popolo intero a gridare “viva san Catallo!” E dopo qualche minuto il momento decisivo: l’effige di Cataldo viene tolta dalla sua nicchia, e scende allo stesso livello dei fedeli. Gli applausi scrosciano, insieme agli evviva: alla statua vengono imposti i segni dell’episcopato.

La mitria sulla testa, simbolo della capacità del vescovo, l’episcopos, colui che guarda sopra, di individuare la via migliore da seguire, il bastone  pastorale per guidare il popolo lungo questa strada, l’anello, segno dello sposalizio che il vescovo fa con la chiesa che gli viene affidata e simbolo della sua fedeltà, la croce pettorale, segno del cuore della chiesa, l’amore di Cristo per gli uomini. Ebbene tutta la cerimonia esprime certamente la fede dei supinesi ma anche coglie appieno l’intimo rapporto che identifica Supino con Cataldo. Supino c’è perché Cataldo offre ai suoi abitanti lo sguardo provvidente ad individuare la strada, la guida su questa strada, la promessa di non essere mai abbandonati dal loro sposo fedele, la certezza di un amore che non finisce, quello di Cristo.

Certo, chiunque può guardare alla cerimonia della cacciata di Cataldo come ad una semplice tradizione. ad un richiamo apotropaico (un rito di propiziazione), forse anche ad un’espressione superstiziosa, ma basta partecipare alla notte della cacciata per rendersi conto che per i supinesi non è così, indipendentemente anche dalla loro fede.

Lo ripeto, S. Cataldo è sicuramente un segno religioso importante ma è, per i supinesi, innanzitutto la loro identità.

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