Ceccano, 1° dicembre 1951, come Aleppo, Mossul, Sarajevo…


dicembre51Nicolina, mentre si sta avvicinando alla fontana, ha la sensazione di sentire in lontananza le voci gioiose dei ragazzi che stanno arrivando. E’ solo un attimo, una rapida percezione perché subito si vede un lampo in cielo accompagnato da un grande scoppio. La tragedia si consuma in località chiamata Vigna Leone. In un batter d’occhio i cinque bambini: Francesca Cristofanilli di undici anni, Domenico Mastrogiacomo di otto anni, Giuseppe Ciotoli di dieci anni, i fratelli Vincenzo e Giuseppe Di Pofi, rispettivamente di dieci e di dodici anni, rimangono per terra, su pochi metri quadrati, senza vita.

1° dicembre 1951 – la follia della guerra continua 6 anni dopo la sua fine, 5 ragazzini di Ceccano spazzati via da un resuato bellico. Eccone il racconto:

di Angelino Loffredi

Era un pomeriggio di sabato, umido e triste. Il sole era gia scomparso dal cielo e velocemente scendeva la sera quando cinque ragazzi, insieme ad altri, escono dalla scuola: una misera stanza, fredda ed umida, di proprietà Cristofanilli, situata lungo via Morolense, proprio davanti l’attuale ingresso alla strada Asi. Si dirigono felici verso casa assaporando già il giorno della festa domenicale: un giorno per loro senza scuola, da scorrazzare liberamente fra i prati. Le loro abitazioni si trovano nell’estrema periferia di Ceccano, a ridosso del comune di Patrica. Il tratto da percorrere è di circa un chilometro. Lungo la strada si mostrano allegri, indecisi se accelerare il passo o fermarsi a giocare per recuperare un po’ di vivacità compressa in quelle lunghe ore di lezione sacrificati in una pluriclasse e sempre sotto la minaccia dell’arrivo di qualche imprevista bacchettata. Mentre i ragazzi sono già in marcia, dalla casa colonica di uno di questi scolari, Nicolina Maura, madre di Giuseppe Ciotoli, sta uscendo per andare incontro al gruppo con un concone sulla testa ed il figlio piccolo, Antonio in braccio. Compito che svolge abitualmente in concomitanza con l’uscita dalla scuola del figlio.
Di solito la madre si riunisce al figlio ed agli altri ragazzi proprio quando il concone si è riempito d’acqua della fontana della Botte, situata nelle vicinanze. Tutti insieme poi sereni e tranquilli possono fare il tratto di strada che li separa da casa.

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