di Luigi Alici
In una delle sue opere più conosciute, Rivoluzione personalista e comunitaria (1935), Emmanuel Mounier individua cinque diversi modelli di società: tre di questi, in particolare, possono aiutarci a comprendere alcuni sommovimenti profondi nel sottosuolo della storia, non solo americana, dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Il primo modello è quello della “società di massa”: un insieme di individui senza vocazione, privi di identità, schiavi del conformismo e della “tirannia dell’anonimo”. Un secondo modello è chiamato da Mounier “società in noialtri” e indica quella forma di associazione che, reagendo a una massa anonima e impersonale, cerca di riscattarsi attraverso una investitura autoritaria, che si realizza attraverso una “mistica del capo”: la febbre dell’uomo carismatico, che dà voce a una maggioranza silenziosa, snobbata dagli apparati, diventa in alcuni momenti una sorta di riscatto dalla disgregazione e dalla umiliazione, incarnandosi in una coscienza collettiva personificata, che rappresenta ed esprime “noialtri”. Mounier pensava soprattutto ai fascismi come tipiche manifestazioni di questo modello, accanto al quale egli ne disegna un terzo, internamente più vivo del precedente ma politicamente meno connotato: è la “società vitale”, costituita da un legame diretto, immediato, quasi viscerale, tra compagni di avventura, che si sentono vivi solo perché cementati da pezzi di esperienza, da comuni abitudini e comuni interessi. Oggi potremmo dire: è una società vitale non solo ogni piccola comunità che si aggrappa alle proprie consuetudini e tradizioni, escludendo il diverso, ma anche ogni aggregazione estemporanea, tenuta insieme dal tifo per una squadra di calcio o una rockstar, o da uno dei tantisocial network, che tengono a battesimo comunità effimere e superficiali.
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