Quando un figlio dice: non vado più a messa


di Fabrizio Fantoni

sacra_famigliala messa in discussione di ciò che si è imparato da bambini è uno dei segnali più tipici dell’adolescenza. Ciò che andava bene fino a ieri, oggi è inaccettabile. Il rifiuto della pratica religiosa diventa così un modo per affrancarsi dall’infanzia e affermare la propria autonomia. È meglio però non farsi trascinare nella sfida e nella lotta per vincerla. Già la sola preoccupazione della mamma per Ivan segnala la sua attenzione e diviene testimonianza della sua fede, con cui il ragazzo dovrà fare i conti. Per il resto, non c’è una regola fissa di comportamento. Ognuno conosce il proprio figlio e capisce se è opportuno insistere, sapendo che, magari brontolando, il ragazzo seguirà le indicazioni dei genitori, oppure, ed è la maggioranza dei casi, l’irrigidimento della mamma o del papà genera solo una forza uguale e contraria, di opposizione e netto rifiuto.
Piuttosto, se abbiamo a cuore la frequenza domenicale alla Messa, facciamo in modo che il ragazzo si leghi affettivamente all’ambiente della parrocchia, magari frequentando l’oratorio o praticando sport in esso, o allo scoutismo cattolico. La compagnia può facilitare la permanenza in un contesto di fede e la circolazione di riflessioni di natura religiosa. Anche noi adulti, accanto alla partecipazione all’Eucaristia, possiamo di tanto in tanto proporre qualche pensiero o qualche esperienza legata alla fede. Spesso si prova imbarazzo a parlarne, perché è una dimensione intima e personale. Ma questo non significa che sia un’esperienza individuale. La fede cristiana ha necessità della condivisione con una comunità di persone come noi in cammino, come avviene alla Messa. E, in quanto fede, si fonda sul riconoscimento che è Dio che, anche attraverso il nostro agire ma non solo, opera nella vita di ciascuno. Possiamo allora confidare che Dio stesso troverà il modo direndersi presente nella vita dei nostri ragazzi. Non dimentichiamoci che i nostri figli, come ogni altra creatura, appartengono in primo luogo a Lui, poi a sé stessi, e solo in terza battuta a noi.

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