di Gianni Borsa, corrispondente da Bruxelles per il SIR
La bomba assassina esplosa davanti al chiosco di Starbucks e l’ordigno deflagrato, a pochi passi di lì, tra i banchi numero 9 e 10 dell’aeroporto di Zaventem. E, poco dopo, i disastri – e tante altre vittime – provocati alla stazione del metro di Maelbeek, a qualche centinaio di metri dalla Commissione europea. Il 22 marzo sarà ricordato per gli attacchi a Bruxelles, “cuore dell’Europa”.
È l’assalto barbaro a un’Europa simbolo di pace e di integrazione: un percorso politico in salita, carico di ostacoli e di limiti, ma anche garanzia – per chi ha il coraggio e l’onestà di riconoscerlo – di convivenza pacifica tra popoli e Stati, baluardo di democrazia e diritti, di integrazione delle economie a vantaggio di cittadini, consumatori e imprese. Una Ue che cerca, secondo il criterio della solidarietà, vie originali (benché non sempre o non ancora efficaci) per far fronte alle ondate migratorie, alla preservazione dell’ambiente, alla costruzione di una “unione dell’energia”… Una Unione che fa studiare i giovani all’estero (e la mente corre purtroppo al recente incidente stradale in Spagna che ha coinvolto diversi giovani europei, fra cui 7 ragazze italiane); una Ue primo donatore mondiale per gli aiuti umanitari e primo attore globale per la cooperazione internazionale, la quale – sia detto per inciso – è la sola strada possibile per lo sviluppo di Africa e Oriente asiatico e dunque per prevenire le migrazioni.
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