di Francesco Anfossi
Ah, la Scandinavia! L’abbiamo sempre celebrata sui giornali, nei libri e nei film come grande regione modello, con i suoi Stati virtuosi: la sanità, il Welfare, il traffico, le Volvo, l’ambiente pulito, le immense foreste di conifere sub artiche, il senso civico, le piste ciclabili, le scuole efficienti e i professori ben pagati, il lavoro per tutti, la felicità un po’ attenuata dal freddo e dalla mancanza di luce di questi “felici pagatori di tasse” come già li chiamavano Fruttero e Lucentini nella “Donna della domenica”. Da italiano ed europeo del Mediterraneo ho sempre guardato a questo modello paradisiaco con un certo scetticismo: facile gestire la società, impiantare il Welfare o regolare il traffico quando c’è una densità di 20 abitanti per chilometro quadrato, come in Svezia. Quando gli abitanti, come a Napoli, sono 8 mila per chilometro quadrato, o 7 mila come a Milano, è un po’ più difficile, anche se ti sei comprato una Volvo (che peraltro oggi appartiene ai cinesi). Ma lo scetticismo si trasforma in indignazione quando apprendi che il Parlamento danese ha approvato le misure sulla confisca di denaro e beni di valore ai richiedenti asilo oltre i 1.300 euro per coprire le spese della loro permanenza in Paese. Alle minime difficoltà, i discendenti dei vichinghi, quelli che al Parlamento europeo ci danno sempre lezioni di etica e di morale, i maestri di diritti umani, hanno mostrato il loro ringhio peggiore.
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Bah, caro Peter, trovo l’articolo quantomeno … miope ed ingeneroso nei confronti dei “discendenti dei vichinghi”.
Le statistiche, eppure, parlano chiaro : nel 2014 la Svezia ha “ospitato” qualcosa come 81.000 richiedenti asilo, l’Italia poco più di 63.000.
Se poi poniamo in rapporto queste cifre con quelle relative alla popolazione dei due paesi, il quadro è ancora più eclatante : circa 10 milioni di abitanti in Svezia, più di 60 milioni in Italia.
Per cui, prima di fare le pulci agli altri …