di Francesco Gaeta
“Guarda, Padre, come siamo sporchi, c’è sangue in questa piazza. Fa sì che tutti noi troviamo la forza di purificarci”. E poi: “Nessuno verrà a salvarci. Tocca a noi farlo. Ecco perché siamo in questa piazza, ecco perchè questa benedizione: perchè ognuno di noi ha la sua responsabilità”. Ed ancora: “Dobbiamo uscire dalle violenze, non ditemi che non è possibile”.
Sono le tre frasi chiave con cui, nella chiesa di San Vincenzo alla Sanità, padre Alex Zanotelli ha celebrato oggi il funerale di Genny, il ragazzo di 17 anni ucciso il 5 settembre scorso in un conflitto a fuoco nelle vie di Napoli. Non ci sarebbe molto da dire se non fosse che queste parole, pronunciate in una chiesa storica di un quartiere storico di Napoli, diventano una sintesi di quel che è diventato il Mezzogiorno. E di come la Chiesa può e vuole starci oggi.
Innanzitutto l’ora, le 8 del mattino. Sono funerali “blindati” quelli che si tributano a Genny. Perché la Questura teme rappresaglie. A Napoli anche dire addio a un ragazzo può essere un rischio. Eppure la chiesa è piena. E padre Zanotelli, un passato di lungo impegno in Africa nelle bidonville del Congo e un presente di nuove frontiere tra Scampia e il rione Sanità, sa usare le parole giuste. “Siamo sporchi” dice. “Dobbiamo purificarci. Ma siamo solo noi a poterlo e doverlo fare”.
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