Oh, sventurata città. Indirizziamo ormai i nostri passi verso le navi degli Achei .
Sawsan è scappata senza passare da casa, era in ufficio, ha nascosto su di sé il salvacondotto più prezioso, quello da non mostrare alla frontiera, il suo primo articolo pubblicato da una rivista, la speranza di un futuro da giornalista contro il presente da impiegata che va verso l’esilio.
Infelice, sollevati da terra, leva e drizza la testa, Troia non esiste più, tu non sei più regina. Rassegnati: la fortuna ha mutato il corso, naviga secondo la corrente e il destino.
Maysoon sfoglia con la memoria le foto dei figli, le immagini che non può contemplare da due anni, sono rimaste nell’appartamento vuoto, forse distrutto: «Eravamo al mare e il tempo era bello. Abbiamo indossato i costumi, Aseel il suo da bambina, in acqua ha cominciato a urlare “aiuto, aiuto”, come un cartone animato. Ce n’è una di Hamoudeh, l’ultimo giorno di scuola in prima elementare: gli avevano messo una corona sulla testa. C’è una lettera che ogni tanto tiravo fuori e baciavo, vecchia di 14 anni: mi ero arrabbiata con loro, mi avevano chiesto scusa. Come Ecuba ero una regina, la regina della mia casa. Ho perso tutto, i ricordi non bastano»
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