di Giorgio Ferrari
L’ennesima tragedia del mare – e il Cielo sa se vorremmo che fosse l’ultima – ripropone, ogni volta in modo più netto, drammatico e urgente la sola domanda che merita convincente risposta: che cosa ritiene di fare l’Unione Europea, quali proposte, quali progetti, quali rimedi reputa di mettere in campo affinché il Mediterraneo cessi di essere un gigantesco cimitero per migliaia di sventurati e di miserabili in fuga dagli orrori delle guerre, dalle persecuzioni religiose, dalla crudeltà di satrapi e dittatori di cui i continenti che si affacciano su questo mare purtroppo abbondano?
Vorremmo sbagliarci, ma la risposta ancora non c’è. Non nel senso che Bruxelles rifiuti di occuparsene, semplicemente tende a minimizzare il problema. Una
dimostrazione esemplare viene dalla bozza conclusiva del vertice dei capi di Stato e di governo che si è appena chiuso venerdì. Non vi troviamo traccia alcuna di salvataggi in mare, né si accenna a quella porzione marina di Europa – Mare Nostrum, appunto – sul quale, non per dire, stendono le proprie coste e spiagge nazioni non di secondo piano come l’Italia, la Francia, la Spagna, oltre alla Grecia, a Malta, a Cipro e alla Croazia.
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