di Marco Deriu, Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all’Università Cattolica
Chi va allo stadio per menare le mani, ferire e distruggere non è né un “ultrà” né un “tifoso”, ma un delinquente. E come tale va trattato. Ribadito questo, di fronte a episodi di violenza come quelli che si sono verificati in occasione della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, siamo troppo spesso abituati ad assistere a un film già visto. La televisione ha dedicato grande spazio alle condizioni dell’uomo ferito da un colpo di pistola, alle immagini delle cariche fuori dallo stadio e dei cori dentro, alle parole di rappresentanti istituzionali, vertici delle forze dell’ordine, commentatori ed esperti che hanno espresso la condanna per quanto accaduto. Ma alcuni di loro dimenticano di averlo in qualche modo consentito, e non soltanto stavolta.
Per questo suona un po’ ipocrita il tam-tam televisivo – e mediatico in generale – che puntualmente si scatena dopo certi fattacci, sollevando l’indignazione popolare e rendendo ancora una volta protagonisti personaggi che starebbero meglio in galera (è il caso di tale Gennaro De Tommaso, detto “Genny ‘a carogna”, che pare aver avuto un ruolo determinante).
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