Lo ha affermato papa Francesco, nel discorso agli operai delle acciaierie di Terni.
Ecco il testo completo:
Do il mio cordiale benvenuto a ciascuno di voi! L’occasione che vi ha spinto a venire è il 130° anniversario di fondazione delle Acciaierie di Terni, simbolo di capacità imprenditoriali ed operaie che hanno reso celebre questo nome ben oltre i confini d’Italia. Saluto il vostro Pastore, Mons. Ernesto Vecchi, lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto e soprattutto per il servizio che rende alla Chiesa di Terni-Narni-Amelia. E’ un servizio che fa nel momento della sua vita in cui aveva il diritto di riposare, e invece di riposare continua a lavorare: grazie, Mons. Vecchi, grazie tante! Saluto le autorità civili, come pure i sacerdoti, le persone consacrate, i fedeli laici, le varie realtà sociali e le diverse componenti della vostra comunità diocesana. Questo incontro mi offre la possibilità di rinnovare la vicinanza di tutta la Chiesa, non solo alla società “Acciai Speciali Terni”, ma alle aziende del vostro territorio e, più in generale, a tutto il mondo del lavoro. Di fronte all’attuale sviluppo dell’economia e al travaglio che attraversa l’attività lavorativa, occorre riaffermare che il lavoro è una realtà essenziale per la società, per le famiglie e per i singoli. Il lavoro, infatti, riguarda direttamente la persona, la sua vita, la sua libertà e la sua felicità. Il valore primario del lavoro è il bene della persona umana, perché la realizza come tale, con le sue attitudini e le sue capacità intellettive, creative e manuali. Da qui deriva che il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l’uomo e la sua dignità. La dignità dell’uomo è collegata al lavoro. Ho sentito alcuni giovani operai che sono senza lavoro, e m’hanno detto questo: “Padre, noi a casa – mia moglie, i miei figli – mangiamo tutti i giorni, perché alla parrocchia, o al club, o alla Croce Rossa ci danno da mangiare. Ma, Padre, io non so cosa significa portare il pane a casa, e io ho bisogno di mangiare, ma ho bisogno di avere la dignità di portare il pane a casa”. E questo è il lavoro! E se manca il lavoro questa dignità viene ferita! Chi è disoccupato o sottoccupato rischia, infatti, di essere posto ai margini della società, di diventare una vittima dell’esclusione sociale. Tante volte capita che le persone senza lavoro – penso soprattutto ai tanti giovani oggi disoccupati – scivolano nello scoraggiamento cronico o peggio nell’apatia.
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