
Con i racconti di Antonio Martino e Gianni Di Santo ripercorriamo i passi di strada di Nelson Mandela, gigante del XX secolo, liberatore e pacificatore dell’intera nazione sudafricana dopo 27 anni di carcere. La sua morte, a 95 anni, ha colpito e commosso tutto il mondo, i grandi e gli umili della Terra.
Antonio Martino, ufficio stampa Ac, redattore di Dialoghi e autore televisivo
Nelson Mandela è morto, ma ciò che egli ha incarnato resterà per sempre. Non un simbolo, ma un testimone. Non un’icona, ma una storia. Non un uomo, ma una nazione. La prigione e le torture non hanno mai spento la sua sete di libertà, né il suo desiderio di pari giustizia e di pari diritti per tutti i sudafricani, neri o bianchi che fossero.
Madiba, il grande padre di un intero popolo che oggi piange la sua scomparsa, dopo essersi scoperto finalmente un’unica nazione, non è solo colui che ha sconfitto l’apartheid con un’azione politica lucida e determinata, mai piegatasi al compromesso. Madiba è “il prigioniero divenuto presidente della Repubblica” che ha mostrato da prima ai suoi stessi carcerieri e poi al mondo intero che un nuovo Sudafrica era possibile, che l’ignobile discriminazione tra uomini in ragione del colore della pelle era sbagliata, oltremodo ingiusta, ma soprattutto priva di ogni pur brutale ragione, poiché – come Mandela amava dire – “la strada su cui camminiamo è una sola, va in un’unica direzione e si chiama futuro; e se vogliamo percorrerla abbiamo bisogno del sostegno di tutti, delle gambe di tutti, bianchi e neri nessuno escluso”.
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