“Frusinates, Ferentinates, Freginates, Fabraterni, Veteres, Fabraterni novi” (Plinio N.H III 9.64)
La storia della città di Ceccano non può non essere scritta tenendo conto delle notevoli testimonianze di epoca romana che, nel nostro territorio, affiorano. Numerosi reperti hanno dimostrato come il borgo posto sul fiume Sacco sia stato centro di un importante municipium nell’epoca romana e che gli stessi abitanti dell’Urbe hanno più volte gradito di soggiornare in questa città per le sue acque, allora, pulite e amabili. Giovenale descrive nella sua terza satira come sia gradito vivere a Fabrateria: Antonino Pio eresse un tempio all’amatissima moglie Faustina ove oggi poggiano le mura del Santuario di S. Maria a Fiume. Fino a qui è storia già scritta, già documentata da attentissimi e valenti storici del posto. Ma c’è di più: qualcosa di recondito, di nascosto che, ahimè, pochi conoscono e che quindi resta oscurato nel tempo. Dalla cinta muraria già possiamo osservare alcuni reperti che si trovano in prossimità delle Chiese principali del centro che allora erano tre: S. Giovanni Battista, S. Nicola e S. Pietro.
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