Fulvio Scaglione per http://www.famigliacristiana.it/ ci aiuta a capire cosa stia succedendo in Egitto
Due anni e mezzo dopo la cacciata di Hosni Mubarak (febbraio 2011), l’Egitto è tornato al punto di partenza: l’esercito spara per strada, un generale (Abdel Fattah al Sissi) controlla il Paese, una parte importante della popolazione (oggi i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori) grida al tradimento, molti impugnano le armi. E su tutti aleggia l’ombra della guerra civile, e di uno scatenamento della violenza contro le minoranze di cui l’assalto alle chiese cristiane è un primo, preoccupante segnale.
Anche il bilancio dei morti ricorda quello di due anni fa: allora caddero negli scontri di piazza più di 800 egiziani, oggi i Fratelli Musulmani parlano di migliaia di vittime mentre le ipotesi più accettate si attestano comunque su 600. E gli scontri non sono certo conclusi.
L’Occidente assiste impotente e indeciso. Da un lato, nessuno si fida dei Fratelli Musulmani e del loro leader Mohammed Morsi, deposto e confinato agli arresti domiciliari dai generali. In un anno di Governo, dopo la nomina democraticamente ottenuta nelle elezioni presidenziali del 2012, a sua volta annunciata dalla vittoria dei Fratelli Musulmani nelle elezioni parlamentari del novembre 2011 (45% dei voti e 230 seggi su 508), Morsi non ha dato segni di saper governare la disastrata economia del Paese, mentre ha cercato in ogni modo di stravolgere, a favore proprio e del proprio movimento, la struttura istituzionale dell’Egitto.
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