di don Luca Peyron per http://www.iltesoro.org
Caro padre,
quando ho sentito il tuo nome non ho capito subito, quando ho sentito il tuo cognome non ne ero entusiasta.
Non ti conosco, ma l’idea di un uomo di 76 anni mi faceva paura… poi la scelta del tuo nome come Papa, Francesco. Il coraggio di cominciare una nuova tradizione, il coraggio umile di scegliere il più santo degli italiani, il più italiano dei santi. Francesco, il tuo nome è la tua prima enciclica, un programma, una speranza. Poi ci hai fatto pregare, come farebbe un nonno, le preghiere semplici che sanno tutti e pregavano tutti: su quella loggia, in quella piazza, al di là del televisore. Tutti a dire il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria.
Hai detto più volte che sei il vescovo di Roma, di quella chiesa che presiede nella carità… a me hai dato l’impressione di essere il parroco del mondo. So che tanti storceranno il naso di una immagine così, ma questo è un tempo con una fede bambina che va presa per mano, in mezzo allle bellezze del creato e con il calore di una affetto vero vissuto con semplicità. Sai chi mi ricordi tanto? Giovanni Paolo I, quel modo un po’ impacciato di dire cose semplici e vere. Sai bene dove condurre la Chiesa… e ieri sera sono andato a dormire con una serenità nuova nel cuore.
Papa Francesco: la tua vera ricchezza saremo noi, la tua gente, quella che prega con te e per te, quella che con te cerca l’amico lontano, quella che con te amerà il fratello vicino.
Laudato sii, o mi Signore..
post originale qui http://www.iltesoro.org/2013/03/habemus-papam.html
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