Soccorso fai da te, la cronaca e la bolletta della luce


Riporto l’appassionante e anche divertente cronaca di un soccorso, scritta da Giulia Giovannone. già allieva del Liceo e ora a studiare economia alla Bocconi

Partenza da Supino alle ore 15:00, via IV novembre, con l’auto di Stefania Alessandrini.  Carico iniziale: 2 bombole a gas e viveri. Equipaggio: Beatrice Alessandrini, Valentina Alessandrini, Stefania Alessandrini, Sandra Belli e Giulia Giovannone.  Obiettivo principale: soccorrere i nonni di Ceccano e di Frosinone ancora senza corrente, ammalati, al freddo e con scarsità di acqua.

Obiettivi intermedi: sfamare Balù, arrivare a Morolo per ottenere da un’ amica una vecchia stufa, calmare Valentina che muore di paura, addentrarsi nelle strade più estreme e pericolose.

La partenza non desta particolari problemi di manovra, nemmeno l’arrivo a via Sant’Anna (dove Balù attende il suo pasto) e l’uscita dal paese: le strade sono sufficientemente sgombre, il traffico scorre normalmente. Si sale fin su al paesello di Morolo e, giunti senza problemi ad una piazzetta, un signore, che quasi investiamo (ma per colpa sua: classico di un “morlatto”) ci guida alla casa dove prendere la stufa. Durante la sosta pausa fotografica: impressionante la veduta dei Lepini e della provincia completamente imbiancata. Si riparte e si esce dal paese: qualche piccolo accorgimento sulle curve in discesa ghiacciate, Valentina apre i finestrini, ma nulla di speciale, considerata la celebre guida sportiva di Stefania.  Il bello inizia con l’arrivo a Patrica. Dalla svolta per Ceccano il paesaggio muta completamente. Ceccano=Siberia, ma senza slitte! Passaggi aperti sulle strade, ma di una larghezza massima di 70 cm, forse! In ampie strade a 2 corsie passa a malapena un’auto; in mancanza di una segnaletica di emergenza cerchiamo di raggiungere le 2 Cone, passando per la parte alta del paese: risultato è che siamo bloccati da un’auto di fronte (alla guida Francesco Pirri, con Vincenzina) e una dietro. Valentina abbandona la nave (ma per giusta causa). Dopo interminabili manovre, si torna indietro, tentando di raggiungere le Cone per via alternativa. La, già notevole, difficoltà di imboccare una strada aperta per un’auto sola è aggravata da un camion dei pompieri parcheggiato trasversalmente all’uscita della via.   Imboccata la strada iniziano le pene più atroci: ci troviamo in una selva oscura, inutile dire che in questo caso la verace via non esiste! Beatrice si occupa di fotografare la situazione. Ci battiamo contro 3 fiere: auto in senso contrario, alberi caduti per la strada, e sensi di colpa, per non aver accompagnato un uomo che chiedeva un passaggio per la Badia!! Ma purtroppo una simile deviazione avrebbe pregiudicato lo scopo del viaggio, rallentando l’arrivo dei viveri ai nonni e facendoci inoltrare per strade da noi sconosciute, e probabilmente senza uscita. Gli offriamo comunque un passaggio fino alle cone, che lui cortesemente rifiuta, e proseguiamo.  Quasi all’imbocco delle cone compare un viso amico: Gianluca Popolla con la pala in mano, immediatamente reclutato.

E finalmente si arriva dai nonni: la luce dei loro occhi alla nostra vista. Li troviamo al buio e al freddo. I viveri non gli mancano, ma molte cose sono andate perse. La nonnina diligente aveva sciolto la neve in una pentola, per procurarsi l’acqua per lavare. Nonno, ammalato, è al letto e sforzandosi si alza per accoglierci, vergognandosi per non essersi potuto fare la barba, mentre nonna si preoccupa per la posta! Due minuti dopo arriva Luca Giovannone, con il suo fidato Enzo, direttamente da Torino, che porta il pane fresco. Il suo commento: “Autostrade deserte, Torino-Ceccano in 6 ore!”. L’allegro Enzo ride perché ci trova in doposci! Poi monta la stufa, restituendo così ai nonnini un po’ di caldo.

Quando è il momento di ripartire nonno mi ferma preoccupatissimo: “GIULIA, TI PREGO, DEVI FARMI UN FAVORE GRANDE. DEVI PAGARMI LA BOLLETTA DELLA LUCE CHE SCADE DOMANI!!” Il che mi fa un po’ pensare, dal momento che stanno in black-out da 4 giorni!! Comunque sia, salutiamo affettuosamente e andiamo. Delego alle sorelle Alessandrini il racconto della tappa frosinonense del viaggio.


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