CECCANO – Una discarica estesa. Così appare il territorio delle contrade della cittadina fabraterna se lo si percorre lentamente: la plastica è dappertutto, la scarsa efficienza della raccolta dei rifiuti consente agli animali selvatici o randagi di fare quello che vogliono spargendo l’immondizia per ogni dove. D’altronde il sistema di raccolta, che viene ancora effettuato secondo sistemi tradizionali e costosissimi, è talmente diffuso sul territorio da avere un numero di cassonetti talmente spropositato da renderli del tutto incontrollabili da parte del servizio di raccolta. Così l’inquinamento antropico pervade il territorio distruggendo quel po’ di natura che ancora riesce a sopravvivere in una città che ha teorizzato appunto la città territorio, con l’elevazione a principio amministrativo della rinuncia alle regole urbanistiche, con tutto quello che una simile decisione ha comportato dal punto di vista dell’inquinamento irreversibile di un territorio. E la cosa più grave è che Palazzo Antonelli non sembra percepire la gravità della situazione e la necessità di far diventare le scelte relative alla raccolta dei rifiuti le più importanti nella vita della cittadina fabraterna. Ceccano è rimasto uno dei pochi grandi comuni in Italia a non aver attivato la raccolta differenziata secondo metodiche moderne: attualmente tutto è affidato alla buona volontà dei cittadini e di qualche scuola. Neppure negli uffici comunali si ricicla la carta! In tal modo l’inquinamento ambientale di origine antropica non ha freni e per di più le casse comunali si dissanguano alla ricerca di risorse per coprire i costi di una raccolta dei rifiuti costosissima, tale da impegnare il 40% del bilancio comunale.
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