di Diego Protani
Addio a Erminia Ferrari Manfredi: l’eleganza della solidarietà e l’impegno oltre il palcoscenico. Se ne va un pezzo di quella Roma popolare, autentica e intellettuale che ha fatto grande il secondo Novecento. Erminia Ferrari Manfredi si è spenta oggi, 2 novembre 2026, all’età di 94 anni, lasciando un vuoto profondo non solo nel mondo dello spettacolo, ma in quel tessuto sociale e civile che ha sempre difeso con sobria e ferma determinazione.

Per cinquant’anni è stata la compagna di vita di Nino Manfredi, ma ridurla al ruolo di “moglie di” sarebbe un torto alla sua storia e alla sua statura. Erminia è stata una donna colta, una costumista e scenografa di talento, e soprattutto una coscienza critica. In un’Italia che scivolava progressivamente verso il disimpegno e l’individualismo, ha scelto di stare dalla parte dei diritti e della collettività. Ha incarnato quell’idea di cultura che non si chiude nei salotti, ma si sporca le mani con la realtà, mantenendo uno sguardo sempre rivolto agli ultimi e ai bisogni della gente comune.
Il suo impegno più grande e politico – nel senso più alto e nobile del termine – si è tradotto nella lotta per una sanità pubblica equa e dignitosa. Come storica presidente onoraria dell’associazione Viva la Vita, Erminia è diventata la voce dei malati di SLA e delle loro famiglie, combattendo battaglie durissime contro l’indifferenza delle istituzioni. Una militanza laica, basata sul principio cardine della solidarietà e della dignità umana, che ha portato avanti fino agli ultimi giorni con la stessa fierezza.
Con lei scompare il ritratto di un Paese che sapeva unire l’arte alla responsabilità sociale, la leggerezza della commedia all’impegno civile. In questo momento di passaggio e di memoria, siamo certi che la città di Ceccano si stringe attorno alla famiglia, esprimendo le più sentite e profonde condoglianze ai figli Luca, Roberta e Giovanna, custodi di un’eredità umana straordinaria.
Erminia è stata più volte nella nostra terra. In una intervista a Il musichiere, Nino Manfredi rivelò che c’era un legame fra la moglie amatissima e la nostra città. Infatti Nino, nel periodo di corteggiamento, ricevette la richiesta della fidanzata di conoscere la sua città natale. Da romano ormai da tanti anni, si vergognava di portarla in un paese piccolo come Castro e allora le disse che era di Ceccano. Così quando erano liberi venivano a Ceccano da innamorati… Poi naturalmente le rivelò la verità, ma la signora Manfredi rimase sempre legata a Ceccano e così quando Nino divenne famoso le chiese di far comparire Ceccano in una delle sue storie, quella del barista di Ceccano.
Potete leggere l’intervista completa qui
Più volte è stata a Castro dei Volsci e a Pastena. La foto la ritrae con lo scultore Sergio Lombardi

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