A Roma, i comandi nazisti pianificarono il rastrellamento degli ebrei, consapevoli che i Carabinieri si sarebbero opposti con fermezza. Per poter agire indisturbati, ordinarono il disarmo dei militari dell’Arma e la deportazione di oltre 2mila militari fatti ostaggio. Dal treno che li trasportava verso i campi di sterminio, qualcuno lanciò un biglietto: “Siamo stati fatti prigionieri, i Carabinieri della Capitale, speriamo di ritornare presto, saluti da tutti”. Li catturarono in duemila, la maggior parte di loro aveva appena 18 anni, eppure non tradirono, non cedettero alla paura e al terrore, la divisa fece ancora una volta il miracolo: tante storie di coraggio e di abnegazione quelle ricordate, ad esempio, da Maurizio Piccirilli, il reporter de Il Tempo che giunse per primo a via Caetani e scattò le fotografie con il cadavere di Moro nella Renault rossa, il 9 maggio 1978. Piccirilli scoprì casualmente, in una conversazione privata, i fatti del 7 ottobre 1943, quando i carabinieri in servizio a Roma, furono tutti consegnati nelle caserme e disarmati da un ordine del comando generale dell’Arma, su richiesta della Gestapo che temeva interferenze per la razzia del ghetto ebraico e furono quindi deportati in Germania e in Polonia. Ne è scaturito il libro Carabinieri kaputt. ed ecco la testimonianza di Abramo Rossi, un Carabiniere reduce dalla deportazione del 7 ottobre 1943
https://www.carabinieri.it/…/Notiziario…/index.html…

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