
di Vincenzo Angeletti Latini
Tutto è cominciato con una domanda buttata lì, come succede sempre nelle storie che poi diventano lunghe. Alcuni amici, appassionati di storia locale, si chiedevano se qualcuno avesse notizie di Maria Alviti, una donna di Ceccano che negli anni Cinquanta e Sessanta viveva a Roma. Di lei si tramandava un racconto orale affidato alla memoria di famiglia — «Gigino (Alviti) ci raccontava che aveva scritto la Divina Commedia in dialetto ceccanese», un bellissimo saggio su Santa Maria a Fiume e su don Vincenzo Misserville, ritrovato e letto in un incontro di qualche mese fa da Stefano Gizzi. Una traduzione della Commedia in ceccanese. Detta così, sembrava una di quelle leggende paesane che si gonfiano di generazione in generazione. Ho iniziato a cercare per curiosità. Ne sono venuti fuori due mesi di ricerche, decine di richieste ad archivi, biblioteche, uffici comunali e repertori bibliografici. Il risultato, in termini di quantità, è modesto: poche schede, qualche riga, due documenti anagrafici. In termini di qualità, invece, è sorprendente. Perché ogni singola riga che ho trovato dice la stessa cosa: quella donna non era una dilettante di provincia. Era una professionista della scrittura, censita nei repertori nazionali, tradotta negli indici biografici internazionali, autrice di un libretto d’opera andato in scena in prima assoluta in un teatro storico italiano.
E praticamente nessuno la ricorda.
Il nome dietro il nome
La prima svolta è arrivata da un repertorio: l’Archivio biografico italiano (ABI II)
pubblicato da K.G. Saur nel 1992, il cumulativo di 124 repertori biografici fra i più
importanti dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento. Nella pagina 71, tra gli Alviti
e gli Alvito, compaiono due voci che si rimandano l’una all’altra:
«Alviti Gervasi, Maria → D’Elpi, Licia»
«Alviti Gervasi, Maria — pseud.: Licia d’Elpi (menz. 1953), poetessa lirica»
E poco oltre, in un’altra sezione: «Maria Alviti Gervasi (menz. 1957), scrittrice».
Ecco la chiave. Maria Alviti firmava Licia D’Elpi. Uno pseudonimo, come usava allora,
che spiega perfettamente perché di lei non si trovasse nulla: chi cercava “Maria Alviti”
cercava nel posto sbagliato, e chi incontrava “Licia D’Elpi” nei cataloghi non sapeva chi
fosse.
Lo pseudonimo è registrato anche negli indici biografici internazionali, dove compare in
inglese, asciutto come un telegramma: «Alviti Gervasi, Maria [1953] – lyric poet – ItalyLicia d’Elpi». Una poetessa lirica italiana, catalogata all’estero.

Maria Alviti in Gervasi alias Licia D’Elpi
Le carte: nata a Ceccano il 17 luglio 1908
Su Maria Alviti circolano date sbagliate. Gli alberi genealogici online — FamilySearch,
MyHeritage, dove la sua scheda è curata da una pronipote — la indicano nata nel 1907 e
morta nel 1977. Sono le date che chiunque copierebbe in buona fede.
Non sono corrette. Il registro degli atti di morte del Comune di Roma (parte I,
serie 1, atto n. 14) racconta un’altra cosa, e la racconta con la precisione ottusa e preziosa
della burocrazia:
«Il giorno ventisei del mese di dicembre dell’anno millenovecentosettantatre, alle
ore cinque e minuti trenta, nella casa posta in Roma, Via di Porta Cavalleggeri
127, è morta Alviti Maria, residente in Roma, giornalista, che era nata in
Ceccano li 17 luglio 1908 da Pasquale e da Masi Angela, e che era coniugata:
Gervasi Ugo.»
Maria Alviti è dunque nata a Ceccano il 17 luglio 1908 (atto di nascita iscritto nei
registri del Comune di Ceccano al n. 199, parte I) ed è morta a Roma il 26 dicembre
1973, all’alba, in una casa a due passi da San Pietro.
Da qui l’equivoco delle date: il 1974 dell’atto è l’anno della registrazione, non della morte.
E c’è un ulteriore scarto. Rispondendo a due mie richieste, gli uffici cimiteriali di Roma
Capitale hanno confermato la sepoltura al Cimitero Flaminio, riquadro 72, tomba
n. 196, indicando però come data di decesso il 20 febbraio 1974 — con ogni probabilità
la data di tumulazione, non quella della morte. Tre fonti, tre date. Una sola vale: l’atto.
Sul fronte familiare, il quadro che emerge dalle schede è questo: il padre Pasquale Alviti
(Ceccano, 1881), che risulta transitato per Ellis Island il 24 maggio 1903 e poi rientrato e
morto a Ceccano; la madre Angela Maria Masi; due fratelli, Giovanni e Riccardo. Il
marito è il poeta Ugo Gervasi(Castel Viscardo, Terni, 1897 – 24 novembre 1975), sepolto
anche lui al Flaminio. Cinque figli: Luigi (1929-2009), Giovanni (1932-1999), Gemma
(1934-2005), Odda (1944-1945) e Carlo.
qui il testo integrale del I Canto della Divina Commedia in dialetto ceccanese
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