Qualità delle acque superficiali cattiva, con uno stato ecologico e chimico prevalentemente sfavorevole, Le criticità principali lungo il fiume Sacco e i suoi affluenti riguardano la presenza persistente di pesticidi (es. cipermetrina, glifosate), metalli (mercurio), PFAS/PFOS ed esaclorocicloesano (beta-HCH), con impatti rilevanti derivano da scarichi di reflui urbani insufficientemente depurati, fenomeni di eutrofizzazione e prelievi idrici. Quelle sotterranee presentano punti di non conformità dovuti alla presenza di composti alifatici alogenati/solventi clorurati, nitrati di origine agricola, metalli (es. arsenico) e pesticidi. Le aree agricole intensive determinano un’elevata vulnerabilità ai nitrati. Lo stato quantitativo risulta comunque classificato come “buono”. Sono i risultati del rapporto sulla Valle del Sacco che Arpa Lazio ha presentato, con i dati aggiornati al 2024. Il rapporto si occupa anche dell’inquinamento atmosferico evidenziando che le problematiche maggiori si riscontrano nei livelli di particolato atmosferico e biossido di azoto , con superamenti dei limiti in particolare nei centri più esposti come Frosinone, Ceccano, Colleferro e Cassino. Ma è sul suolo che Arpa Lazio rimette a posto le cose: decenni di attività industriali, sversamenti e smaltimenti illeciti hanno provocato secondo ARPA concentrazioni critiche di metalli pesanti, metalloidi e solventi clorurati per cui, secondo l’agenzia regionale, è necessario completare i procedimenti di bonifica dei siti contaminati e di applicare strategie sostenibili di gestione del territorio e delle risorse idriche. Qualche giorno fa ci avevano detto che non era vero niente…
Potete leggere il rapporto per intero qui

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