il 18 luglio del 2005 ci lasciava Luciano Renna, il maestro di tanti giornalisti che oggi si cimentano nel raccontare quel che accade ma, per me, anche insegnante indimenticabile. Infatti, Luciano, mi permetto di chiamarlo così da quando mi fece l’onore di farmi diventare suo collega al Messaggero, oltre che essere caporedattore delle pagine provinciali del quotidiano romano, insegnava educazione fisica al Liceo Turriziani. Ricordo ancora le sue lezioni e soprattutto l’abilità di non farmi sentire emarginato, pur essendo un ragazzino impacciato e sicuramente non brillante negli sport,. Una delle cose che conservo nel cuore è la soddisfazione di aver imparato da lui a saltare in alto con il ventrale, quando già qualcuno dei miei compagni saltava con il Fosbury: 1,65, grazie alla tecnica e non alla forza. E poi ricordo le sue lezioni nei giorni di pioggia: eh sì, perché la palestra del Turriziani era quella che oggi è il Polivalente e quindi le classi partivano dal Liceo per raggiungere la struttura di Viale Mazzini e poi tornare in classe, cosa impossibile da farsi in caso di pioggia. E così, in quelle circostanze, Luciano Renna mostrava tutta la sua abilità giornalistica nello spiegare le vicende del mondo agli alunni che aveva di fronte, delusi per non aver potuto lasciare la scuola per le due ore più attese della settimana: rammento ancora la lezione su cosa sia il denaro e sul suo rapporto con il lavoro. Non so perché si accorse che avrei avuto la passione per questo mestiere: appena diplomato mi chiese se volessi essere il corrispondente da Ceccano, era il 1972. Grazie, Luciano!

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