
di Maurizio Cerroni, sindaco emerito di Ceccano
Achille Ballarati (padre di Giuseppe Ballarati; Vetralla, 8 gennaio 1822 – Valmontone, 16 agosto 1883) è stato un ufficiale garibaldino e sindaco di Valmontone. In occasione dell’inaugurazione dell’Archivio Storico di Valmontone, avvenuta il 9 novembre 2017 e intitolato all’illustre figura di Giuseppe Ballarati, la nipote Anna Maria Ballarati scrive:
«Giuseppe Ballarati nasce a Valmontone l’8 aprile 1864; la sua morte avvenne a Roma il 18 gennaio 1919 nell’Ospedale San Giacomo. Visse solo 55 anni, ma nella sua breve vita si interessò di molte cose. Nel febbraio 1906 fondò il giornale La Difesa del Contadino». Il figlio Enrico Ballarati divenne in seguito sindaco di Valmontone nel 1948.
Attraverso la pubblicazione del quindicinale La Difesa del Contadino, cercò di divulgare moltissime notizie e si impegnò a far imparare a leggere i contadini. Fondò l’Università Agraria e si interessò di promuovere la costruzione di case coloniche, ospedali e scuole (garantendo l’istruzione gratuita per i contadini), l’erogazione di pensioni, l’apertura di crediti agrari a favore della classe rurale e la promulgazione di leggi sugli infortuni sul lavoro. Attraverso il giornale, che divenne uno strumento fondamentale per veicolare le sue idee tra i lavoratori, promosse la sua visione innovativa: i terreni dovevano essere e rimanere di proprietà di tutti i contadini. Il giornale veniva spedito anche all’estero ai nostri emigrati; di grande importanza fu inoltre la pubblicazione delle lettere inviate dai nostri militari dalle trincee della Prima Guerra Mondiale. Un contributo fondamentale del giornale fu la diffusione di informazioni tecniche riguardanti le sementi, la concimazione, la cura delle piante, le tecniche di lavorazione, i raccolti, la trasformazione, la conservazione e la vendita dei prodotti agricoli.

Ballarati studiò presso il liceo di Ferentino, dove conobbe una giovane ragazza, Antonietta De’ Andreis, che divenne sua moglie e condivise i suoi ideali di giustizia e uguaglianza. Anche la madre di Ballarati era nata a Ferentino. In seguito, studiò giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma; non prese mai la laurea, anche se da tutti veniva abitualmente chiamato “l’avvocato”. Il primo numero del giornale La Difesa del Contadino uscì il 15 febbraio 1906 a Valmontone e le pubblicazioni continuarono fino al 1919. Il periodico, fondato da Giuseppe Ballarati, si definiva «organo del sindacato provinciale dei contadini» e in poco tempo ebbe un’ampia diffusione, raggiungendo ben 11.000 abbonamenti.
C’è una nota dello storico locale Roberto Salvatori [1] sulla figura di Ballarati:
«La vicenda umana e politica, nonché l’impegno che Giuseppe Ballarati profuse per il riscatto sociale delle masse contadine del Lazio, sono assurti ormai a storia delle lotte sociali del primo Novecento in Italia. Proprietario terriero egli stesso, cattolico moderato ma anticlericale, sindacalista e attivista instancabile, Ballarati arrivò a dichiarare che i preti erano stati “i compiacenti manutengoli dello sfruttamento dei proprietari” e, quando venne a contatto con la triste e dura realtà dei contadini, maturò la convinzione che sarebbe stata necessaria, per il miglioramento delle condizioni di vita di questi ultimi, un’organizzazione di classe».
La prima lega contadina in Ciociaria nacque a Paliano nel 1905, con il contributo della Camera del Lavoro di Roma. La situazione economica e le difficili condizioni di disagio sociale portarono alle prime proteste, facendo avvertire un profondo bisogno di organizzazione.
Si registra poi la nascita del giornale “Il Popolano” (1901) in Ciociaria, il primo giornale di classe fondato dai socialisti frusinati (tra i suoi direttori vi furono Todini, Luigi Valchera e Domenico Marzi); successivamente la testata diventerà il giornale ufficiale della Federazione Comunista di Frosinone. [2]
Un aspetto che merita un attento approfondimento è il rapporto del movimento contadino, diretto e organizzato da Ballarati, con il Partito Socialista Italiano (Loffredi Angelino) [3].
Il movimento si sviluppò e operò in un territorio che, fino a pochi anni prima, era appartenuto allo Stato Pontificio, caratterizzato dalla presenza di grandi latifondi terrieri e da famiglie nobili e clericali romane. La diffidenza dei contadini verso il potere costituito era profonda, radicata in condizioni di estrema miseria, malattie, epidemie e in una scolarizzazione del tutto assente. In molti casi, era inoltre forte lo sfruttamento minorile nel lavoro dei campi.
Il movimento contadino organizzato da Ballarati ebbe un forte carattere di autonomia e di riscatto, anche se in alcuni momenti vi furono contatti e rapporti tra le leghe contadine e l’ala riformista socialista. Si veda, ad esempio, il manifesto delle leghe contadine ciociare del 25 luglio 1912, che reca la firma dell’avvocato Domenico Marzi, del socialista Natalino Patriarca e dello stesso G. Ballarati (si allega la foto del manifesto).
Le leghe contadine trovarono una fortissima adesione e consenso in molti settori del mondo agricolo laziale; nella loro azione si mantennero autonome sia dalla sfera cattolica sia da quella socialista. Per quanto riguarda i cattolici, pesava il lascito negativo del potere temporale della Chiesa, che era stato forte e oppressivo verso le masse rurali e contadine. Sul fronte opposto, lo slogan “la terra a chi la lavora” trovava una forte resistenza nelle file massimaliste dei socialisti, i quali manifestavano un’opposizione di natura ideologica verso la concessione della proprietà privata ai singoli contadini.
Angelo Compagnoni[5] esplicita meglio questo concetto: «La proprietà della terra era la più grande aspirazione dei contadini poveri che volevano conquistare, almeno in parte, l’autonomia dai padroni». Contrariamente alla prassi socialista, il pragmatico Ballarati pensava infatti che, prima di giungere all’affermazione di un collettivismo agrario, bisognasse dare al contadino il possesso diretto della terra su cui lavorava.
Nelle terre dell’ex Stato Pontificio tutto arrivò in ritardo: persino l’Unità d’Italia del 1861 si estese al Lazio soltanto nel 1870. Vi furono poi molte leggi che non trovarono applicazione, come la legge del 1873 con cui lo Stato divenne proprietario dei beni e dei terreni confiscati alla Chiesa: a fronte di grandissime aspettative, la delusione fu enorme. Difatti, le aste di vendita dei grandi appezzamenti di terreno non erano minimamente alla portata della disponibilità finanziaria dei contadini; le terre demaniali della Chiesa vennero così riacquistate dalle grandi famiglie e dai nuovi ricchi. Questo è esattamente ciò che si verificò nel Lazio e, in modo ancor più marcato, in Ciociaria.
In questo specifico contesto nacquero i movimenti cosiddetti autonomisti di lotta delle leghe contadine nel Lazio e in Ciociaria. Le proteste sfociarono in grandi manifestazioni pubbliche, come quella, esemplare, dei tremila contadini che manifestarono a Ceccano il 5 maggio del 1912 . Nel Lazio, tra il 1906 e il 1914, si contarono oltre 120 leghe contadine.
La lotta delle leghe contadine nel Lazio portò a storiche conquiste. Si registrarono sul territorio centinaia di occupazioni di terreni. Una vera e propria rivoluzione fu la nuova divisione del raccolto agricolo, che previde tre parti al coltivatore e una sola al proprietario del terreno. Si ottennero inoltre la libera caccia su tutti i grandi latifondi agrari, il libero pascolo, il diritto di passaggio per le persone e gli armenti e la raccolta del legnatico.
Un altro aspetto di straordinaria particolarità spinse i contadini verso l’organizzazione politica, portandoli a essere parte attiva nelle prime elezioni amministrative italiane del 1914. Queste si svolsero nel mese di giugno e furono le prime a celebrarsi a suffragio universale maschile, nonché le ultime prima dello scoppio della Grande Guerra.
Le elezioni amministrative italiane del 1920 si tennero invece tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, e furono le prime dopo la conclusione della Grande Guerra, in pieno “biennio rosso” [4] (1919-1920). In questa tornata, la lega contadina conquistò decine di comuni nel Lazio e in Ciociaria. Il passaggio fu storico, riassumibile nello slogan “dal conte al contadino”, una vera e propria ascesa “dalle stalle alle stelle”. La lotta organizzata e gli obiettivi chiari permisero ai lavoratori di uscire da secolari forme di subalternità, portando alla formazione di una classe dirigente autoctona in grado di governare il Municipio (tra i numerosi comuni coinvolti si ricordano quelli dei Castelli Romani, Roccagorca, Priverno, Paliano, Isola del Liri, Arnara e Ceccano).
Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, attraverso l’assimilazione del pensiero gramsciano, arrivarono i contributi fondamentali di leader come Giuseppe Di Vittorio, Ruggiero Grieco ed Emilio Sereni. Costoro impressero una forte azione politica al PCI, mettendosi alla testa dei movimenti nazionali di riscatto dei contadini italiani affinché la terra passasse concretamente nelle mani e nella disponibilità di chi la lavorava.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale entrarono in vigore i decreti di Fausto Gullo, ministro dell’Agricoltura comunista. Con questi provvedimenti, emessi tra il 1944 e il 1946, si diede la possibilità ai contadini di lavorare le terre riunendosi in forme cooperative. La lotta fu comunque lunga e durissima, caratterizzata dall’occupazione delle terre incolte e dagli “scioperi a rovescio” che segnarono profondamente la storia della lotta contadina in Ciociaria fino ad arrivare agli anni Sessanta.
Si giunse infine al definitivo riscatto e alla conquista della propria libertà quando le leggi del 1963 e del 22 luglio 1966, n. 607, consentirono legalmente l’acquisto in proprietà delle terre. La proposta di legge al Senato della Repubblica del 1° novembre 1963 — meglio conosciuta come la legge per l’affrancazione e il riscatto dei terreni e per la riforma dell’enfiteusi — portava la firma del senatore Angelo Compagnoni, originario di Ceccano e anch’egli nato da una famiglia di origini contadine.
Maurizio Cerroni
Note
1 :Roberto Salvatori. Storico locale di Paliano.
2 :Si allega la fotocopia del giornale (proveniente dall’archivio di Maurizio Cerroni).
3: Articolo “Ceccano 5 Maggio 1912 “tremila contadini protestano” pubblicato il 13 Ottobre 2014 di Angelino Loffredi già Sindaco di Ceccano.
4 :Libro di Maurizio Federico il Biennio Rosso in Ciociaria.
5:Libro “Il Riscatto” di Angelo Compagnoni. Dirigente PCI della Federazione di Frosinone. Dirigente Nazionale sindacato contadini (C. I. A) Deputato e Senatore della Repubblica.
Sindaco di Ceccano.

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