Sono passati poco più di 20 giorni dall’alluvione del 6 gennaio, con l’acqua che è arrivata su via per Frosinone a Ceccano. Le immagini spaventose di Niscemi, la cui vicenda nulla ha a che fare con il cambiamento climatico o il ciclone Harry ma con il dissesto idrogeologico trascurato, hanno immediatamente collegato le due situazioni. Si tratta di eventi di gravità completamente diversa ma che hanno la stessa genesi. Da tempo su questo blog si ripropone la mappa del dissesto curata dall’Ispra, l’istituto che si occupa appunto delle condizioni geologiche del territorio. Ebbene, l’acqua dei fiumi Cosa e Sacco il 6 gennaio è arrivata proprio lì dove ci sono le indicazioni sulla mappa. Il colore è completamente blu: indica il rischio idrogeologico, quello da alluvione, al grado più elevato dei tre previsti dal rapporto sul dissesto. Sono due zone di Ceccano, una a nord di Ponte Berardi, nell’area della Contrada Pantano e di Passo del Cardinale, dove appunto sorgono una scuola elementare e gli impianti sportivi (pista Angelo Vespasiani, campo da rugby, campo del baseball Giuseppe Bonanni, palazzetto dello sport Domenico Tiberia, tristemente crollato nel 2012, fino a via per Frosinone, via Paolina) e poi lungo il fiume Sacco a fianco della Morolense e infine in località La Spina fino al casale Berardi, lungo la strada regionale Frosinone Gaeta. Sono esattamente le zone che si sono allagate il 6 gennaio. Secondo i dati resi noti dall’Ispra sarebbero coinvolte circa 500 persone, per 206 famiglie, con 198 edifici, 51 imprese e 3 siti culturali. Anche per le frane, con i colori sul marrone scuro, l’ISPRA inserisce come pericolose le zone fra via Colle Campanaro e via Fiano, la pedemontana, oltre ad alcune aree a Colle Leo, Acquasanta, Marano e Sterparo. Non sarebbe il caso di studiare attentamente la situazione, per apportare eventualmente i correttivi necessari, ascoltando finalmente i geologi che ne sanno un po’ di più?

La mappa dell’ISPRA con le indicazioni di rischio può essere consultata qui

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