Il Borgo Berardi a Ceccano, l’arch. Angeletti ne traccia un ritratto


di Vincenzo Angeletti Latini

È dai ceccanesi conosciuta come La burgata, appellativo che non rende giustizia del passato, e conferma gli impropri toponimi con i quali chiamiamo i luoghi cittadini. Difficilmente chiameremo con il vero nome Piazza Berardi infatti non diremo andiamo a piazza Berardi ma, con una sorta di metonimia, iamu agli Pontu (ricordo che la u è muta e non va letta). Ma potremmo ricordare La Badia, nome magniloquente con il quale veniva chiamato nel XVII sec. l’omonimo convento, in realtà una piccola chiesa (S. Maria di Corniano) con un’annessa stanza romitorio, diruta. Si narra che S. Paolo della Croce, avviatosi in processione per prenderne possesso, vedendolo dalle Due Cone, molto deluso dal piccolo edificio ma anche dalla localizzazione, si scurì in volto e fu sul punto di abbandonare l’impresa. Tale tendenza, non saprei dire se sia solo ceccanese, è attuata anche ai nostri giorni.
La cantina Sindici che da ragazzi chiamavamo da Sor Lallo (il cav. Stanislao) è oggi ribattezzata in Castel Sindici equiparandola a un edificio difensivo medievale. Spesso, infatti, si sente qualcuno dire: “Ceccano ha due castelli” affermazione che ne palesa l’ignoranza. Le Carceri era invece il nome, appropriato alla funzione svoltavi dal XVI al XX sec., che davamo all’antico castello, del X sec. dei de Ceccano, poi Colonna. Ora non solo si vorrebbe farlo ritornare, purtroppo non limitandosi solo alla fantasia, ma con discutibili interventi di “trasformazione, adeguamento e ambientamento” a Castello. Poco importa se dei conti de Ceccano si sia perso il cognome così da risultare semplicemente Castello dei Conti, famiglia quest’ultima non di Ceccano ma di Segni.
Non chiamare con il giusto nome le cose evidenzia la scarsa, e comunque superficiale, conoscenza e interesse per le cose
Tornando a La Burgata va detto che il termine è, peraltro, erroneo. Una Borgata, infatti, è un insediamento rurale, costituito da poche case e con un’economia essenzialmente basata sull’agricoltura.
Il marchese Filippo Berardi (1830-1895) ideatore e realizzatore del complesso edilizio lo aveva chiamato correttamente Borgo. Era questo un centro abitato di media grandezza e di una certa importanza, caratterizzato da un’economia prevalentemente protoindustriale e distante dalle mura cittadine, altrimenti sarebbe un sobborgo.
Non va dimenticato che Berardi, dallo spiccato spirito imprenditoriale, aveva collocato nella zona i primi opifici industriali: il pastificio, la cartiera, il mulino. Dato non da sottovalutare sono i collegamenti viari; la vicina linea ferroviaria con stazione, dal medesimo fortemente voluta e ottenuta con una variazione del previsto tragitto, e inoltre la confluenza di varie strade di collegamento con i paesi limitrofi.
Il Borgo Berardi era quindi un consistente complesso edilizio destinato ad abitazione degli operai, e loro famiglie, addetti nei suoi predetti opifici industriali.

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