Frosinone, Pofi, Castro Dei Volsci, Amaseno, Ferentino, Veroli, Ripi… e l’elenco potrebbe continuare: tutte queste città, tutte più piccole di Ceccano, hanno una struttura museale, alcune sulla storia della cittadina, altre dedicate a tematiche precise come Argil a Pofi, sulla paleontologia, o a Ripi, il Museo dell’Energia. Ceccano è l’unica città del territorio a non avere un museo, pur avendo un patrimonio storico e culturale di grandissimo rilievo, sia nell’epoca antica, preromana e romana, che in quella medievale. Se lo chiede Progresso fabraterno che mette in evidenza la necessità di un museo per una città come Ceccano, evidenziando appunto il fatto che la città vetuscolana sia l’unica a non averne. Basterebbe pensare che nelle cantine di Palazzo Antonelli, la sede del comune, ci sono migliaia di reperti di epoca romana, provenienti dalla villa romana di Cardegna, oggetto di notevoli studi archeologici. L’interesse per la villa imperiale che si trova in località Maiura, proprio lungo la Frosinone Gaeta, aumentò nel momento in cui i lavori della superveloce dovettero affrontare la sua salvaguardia rispetto ai piloni: si dovette modificare il progetto della ferrovia per salvaguardare la villa che fu scoperta, studiata e poi ricoperta di nuovo, perché il comune non accettò un museo in loco, come opera compensativa per il passaggio della superveloce: alla villa e al museo furono preferiti i punti luce. Nel passato ci fu un tentativo di trasformare il Castello dei Conti in un museo della città, diviso nelle varie fasi storiche ma fu bloccato dall’amministrazione, tutta concentrata su contea e fantomatici templari.

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