di Vincenzo Angeletti Latini
Nella conclusione del precedente articolo, sulle croci incise sugli stipiti dell’ingresso del castello de
Ceccano-Colonna, ne promettevo uno dedicato agli altri graffiti e dipinti presenti.
Dall’immaginario dialogo con Giacomo di Molai, ultimo Gran maestro dell’Ordine templare,
abbiamo appurato che le incisioni non sono croci potenziate destando la soddisfazione dell’illustre
interlocutore.
Premetto alcune informazioni utili a definire le tipologie di cui si tratta.
Le incisioni, sia in rilievo sia in cavo, necessitano, a seconda della durezza del supporto sul quale
vengono eseguite, di adeguati strumenti- su pietra; di uno scalpello e di un martello, su metallo; di un
bulino, su legno; di una sgorbia ecc.
I graffiti sono di più facile realizzazione necessitando solo di una punta acuminata, sia essa un chiodo
o una pietra appuntita, il supporto è di norma “morbido” – intonaco, laterizio, tufo ecc. .
I dipinti, i disegni e le scritte, interessano solo la superfice del supporto. Sono eseguiti con uno o più
colori distribuiti con un pennello. Il colore utilizzato può essere di varia natura, anche il nerofumo.
Le tre tecniche possano avere per oggetto sia scritti sia rappresentazioni o entrambi.
Per poter comprendere di cosa si tratti dobbiamo definire chi ne siano gli autori.
Iniziamo con due graffiti, solo iscritti, che troviamo nella torre, mastio o maschio.

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