Tutti quelli delle mia età hanno ben presenti due immagini, due situazioni che erano consuete davanti ai negozi di generi alimentari, come si chiamavano: una bagnarola piena d’acqua con queste strisce di pesce bianco e altri pezzi simili attaccati alle porte del negozio. Il baccalà: così lo chiamavamo, salatissimo, difficile da cucinare, sicuramente non gradevole al palato dei bambini. Mai a sospettare che dietro quelle strisce salate ci fosse una storia tanto bella, quanto incrociata con i grandi eventi della storia. E questa storia, con le sue tradizioni e i suoi riflessi sulla gastronomia italiana è stata presentata il 14 febbraio a Ceccano, presso l’Istituto Alberghiero, i cui allievi hanno poi trasformato lo stoccafisso in piatti prelibati che i presenti hanno potuto assaggiare. Il merluzzo dei mari del nord arrivò in Italia grazie al naufragio di una nave veneziana, impegnata nel commercio di spezie nei mari del nord. I superstiti vissero per alcuni mesi in Norvegia e conobbero lo stoccafisso e le modalità di conservazione, riportandole a Venezia ed iniziando un commercio fruttuoso che poi centuplicò sui giorni di magro, quelli in cui non si può mangiare carne, imposti dal concilio di Trento. Il merluzzo era più economico dell’altro pescato e si impose subito nelle lunghe settimane di quaresima. Lo stoccafisso però ha incontrato l’arte culinaria italiana ed ora viene cucinato in tanti modi diversi, vere prelibatezze, come ieri hanno potuto sperimentare gli ospiti dell’alberghiero. Fra l’altro si stratta di un cibo ricco di elementi nutritivi e quindi da raccomandare nella dieta. Bravi a tutti gli organizzatori. Il convegno, che ha presentato anche le tradizioni ceccanesi per il baccalà, è stato curato dalla Proloco di Ceccano e dalla Rete delle Associazioni, insieme ad Assoittica e alla Confraternita dello Stoccafisso.

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