Si sente che ama la sua terra, Salvatore Masi vorrebbe un fiume di gente a visitare i terreni boschivi che costituiscono il margine orientale del Bosco Celleta, un altro polmone verde di Ceccano che meriterebbe salvaguardia e valorizzazione, lungo la via Morolense. Ci guida alla scoperta di quello che chiama il tesoro dei secoli, il Monastero di S. Valentino,, per 1000 anni utilizzato come cava da chiunque dovesse costruire un edificio nei paraggi. Querce secolari, boschi di castagno, fiori di zafferano, tulipani, violette, una flora ricchissima, poiane in volo che riconoscono i frequentatori abituali che non costituiscono un pericolo, le volpi che ti abbaiano intorno all’avvicinarsi della stagione degli amori, scoiattoli che squittiscono, nascondendosi tra gli alberi, una strada che in passato era stata pavimentata con i basoli della cava abbandonata, il casolare dei Mancini, con la torretta di avvistamento, ricoperta completamente dai rampicanti e finalmente le mura perimetrali del monastero: pietra diversa da quella disponibile, trasportata lì per deificare qualcosa di importante. I rovi impediscono di cogliere lo sviluppo della pianta ma il luogo è grande e affiorano soltanto le pietre più maestose. Varrebbe davvero la pena di studiarlo un po’ per valorizzarlo e per offrire a tutti un altro dei tesori di Ceccano, insieme alla sua natura lussureggiante.
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