Quando celebriamo la festa dei Santi e dei martiri – ha detto mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e Anagni, durante l’affollatissima processione di S. Lorenzo ad Amaseno – bisogna sempre ricordare il tempo in cui hanno vissuto, perché spesso si guarda loro come degli eroi, mentre invece furono donne e uomini come noi che non rinunciarono a vivere la fedeltà al Vangelo e all’amore che Dio aveva per loro. Il tempo in cui vive il martire Lorenzo non era certo un tempo pacifico, anzi era costellato di violenza e di guerra. A Roma gli imperatori e i loro emissari vedevano spesso i cristiani come un pericolo, perché il loro modo di vivere pretendeva di costruire una società di uguali, senza padroni e sudditi, come era l’impero, un mondo in cui si potesse vivere come fratelli e sorelle, perché tutti figli dell’unico Dio di Gesù Cristo. Per questo il gesto di Lorenzo, che si presentò al prefetto romano mostrando il popolo di poveri che lo seguiva dicendo che proprio essi erano il tesoro della Chiesa, fu un oltraggio a quel mondo di potenti. Quel gesto sovvertiva infatti l’ordine sociale, in cui i poveri erano non solo sudditi e schiavi, ma scartati.

Lorenzo ci mostra che vivere da cristiani implica l’impegno a costruire un mondo in cui si possa vivere insieme nella differenza di ognuno. Il mondo in cui siamo è troppo ingiusto, distingue, scarta, elimina. Fatica a costruirsi come una realtà di popoli che si incontrano e dialogano. E’ facile essere sempre misurati, calcolatori nel dare, mentre invece si è pronti a chiedere e a pretendere, di conseguenza a volte insoddisfatti perché si vorrebbe sempre di più. Ma, dice l’apostolo Paolo: “Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà, e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà”. E continua: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. Sì, cari fratelli e sorelle, il Signore non impone una misura nel dare, ma ci avverte che solo chi semina con larghezza raccoglierà con larghezza. Chi continua a vivere come un avaro calcolatore, pretendendo dagli altri, ma dando sempre con una stretta misura, non sarà mai felice.
Ascoltiamo chi vuole confidarci una sua pena, un suo desiderio. Anche dedicare tempo agli altri è dare. Tutti abbiamo bisogno di essere generosi gli uni con gli altri, amandoci, nella gentilezza del tratto, nell’attenzione al prossimo, nel considerarci parte di un popolo di sorelle e fratelli, in cui i più bisognosi hanno un posto d’onore. Questo è il popolo dei cristiani. Così vogliamo essere noi con e per gli altri nelle nostre comunità. E infine preghiamo sempre perché nel mondo torni la pace e i popoli sappiano vivere insieme come fratelli e sorelle. Il martire Lorenzo protegga questa comunità e questa terra, a volte segnata dall’avarizia e dal profitto, perché gli anziani siano curati, i giovani abbiano un futuro, perché le famiglie possano vivere in serenità e armonia, perché tutti possiamo aiutarci ad essere seminatori di pace e di concordia. Il sangue del martire Lorenzo che scioglie il nostro cuore all’amore sia seme di pace e di unità.
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