Si sono riprese tutto, nonostante gli oltre 150 mila euro spesi da Palazzo Antonelli, di cui 20 mila dati al proprietario di un appezzamento su cui il comune aveva effettuato dei lavori senza averne titolo. Le felci, almeno per ora, l’hanno avuta vinta. Il manto verde di queste piante pteridofite, che si riproducono con velocità soprendente grazie alle loro spore diffuse dal vento, l’anemogenesi appunto, ha ricoperto i ripidi sentieri che architetti botanici avevano tracciato su quello che a Ceccano una volta si chiamava gli butt(u), l’immondezzaio dell’antica città, uno strapiombo al di sotto della cinta muraria più esterna, in cui mai nessuno ha costruito appunto per la scoscesità dei luoghi e destinato perciò alla discarica. Insieme ai sentieri sono scomparse le tabelle lignee che avrebbero dovuto illustrare la bellezza dei luoghi, insieme alle staccionate. Inoltre qualcuno lo utilizza anche come deposito, abusivo immaginiamo, di amianto di risulta, con tutti i rischi del caso. C’era addirittura chi aveva detto che gli butt(u) sarebbe diventato un attrattore culurale, in grado di portare a Ceccano un consistente flusso turistico.
Qui un po’ di foto dello stato attuale d’gli butt(u)

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E pensiamo pure che il “promotore” di questa opera ciclopica potrebbe essere il prossimo Sindaco.
Della serie : “Continuiamo a farci del male”.
Se manca il personale per ripulire il sentiero, ci sono sempre i consiglieri comunali, sia della maggioranza che dell’opposizione attivarsi per far tornare il luogo bonificato e accogliente.