La Germania alla guida dell’Europa


di Andrea Fioravanti

Allora, domani è il grande giorno. Sì, la Germania inizierà ufficialmente il turno di sei mesi di presidenza del Consiglio dei ministri dell’Unione europea. 

Quanti paroloni. Quindi domani cambierà l’Europa di colpo? Parleremo tutti tedesco? No, il presidente di turno non ha questi poteri, ma può influenzare l’agenda dei lavori nei prossimi sei mesi perché pianificherà e presiederà tutte le riunioni dei ministri dei 27 governi europei quando si riuniranno nel Consiglio. Non solo ha il diritto anche di riunire i leader europei in summit strategici in Germania o a Bruxelles se lo ritiene necessario. A volte basta un incontro per risolvere un dossier o mandare un efficace messaggio politico. 

E sai che potere. Non ci si può neanche più incontrare col covid-19. Beh, la situazione non è come quella di tre mesi fa. Perfino i 27 leader degli Stati membri si vedranno fisicamente al prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Ma non è questo il punto.

Qual è il punto? Nemmeno ci ricordiamo qual è stato l’ultimo presidente del Consiglio dell’Unione europea. Il premier croato Andrej Plenković e c’è un motivo se non è passata alla storia la sua presidenza. Molto dipende dal prestigio del Paese in carica, dall’esperienza del leader, dalla sua capacità di negoziare, mediare e imporre l’agenda. La Croazia è l’ultimo Stato a essere entrato nell’Unione, è uno dei più piccoli, il 21esimo per popolazione e forza dell’economia. È normale che non abbia lasciato il segno.

E allora a cosa serve? A far entrare nel dibattito alcuni temi di cui non si parlerebbe mai. Il premier croato Andrej Plenković ha organizzato il 6 maggio un summit a Zagabria per mandare un messaggio politico: nel futuro dell’Unione europea c’è l’allargamento agli Stati balcanici. Non è detto che succederà davvero ma per sei mesi si è parlato anche di questo nell’opinione pubblica europea. Non è un potere da poco. 

La Germania è già un Paese influente, non ha bisogno di imporre tematiche particolari. Per questo la presidenza di turno non poteva capitare in un momento migliore. Il piano di 750 miliardi di euro di aiuti della Commissione europea non è stato ancora approvato e le posizioni degli Stati sono molto distanti, il negoziato post Brexit è in uno stallo totale e tutti vorranno salvare il salvabile per evitare di non avere un accordo commerciale chiaro ed equo con Londra. Per non parlare del Green deal europeo e l’agenda digitale che prima o poi dovranno partire in modo serio ed essere implementati dagli Stati.

In sei mesi non si fanno miracoli. Vero, ma forse l’unica leader con esperienza, contatti e influenza in grado di mettere d’accordo tutti e chiudere molti dossier irrisolti è proprio la cancelliera Merkel. L’ultima volta in cui la Germania ha avuto la presidenza era il 2007 e c’era sempre lei a coordinare i lavori. Questi ultimi sei mesi saranno gli ultimi scampoli di una carriera lunghissima per la cancelliera in carica dal 2005 ininterrottamente. Proprio a dicembre il suo partito, la Cdu, sceglierà il suo nuovo leader e questo potrebbe portare anche a elezioni anticipate. In altre parole Merkel ha l’ultima occasione per lasciare un segno nella sua storia personale e dell’Unione.

Ma Merkel sta arrivando preparata all’evento? Da vecchia volpona della politica, proprio lunedì ha organizzato un incontro con il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron al castello di Meseberg, nel Brandeburgo a nord di Berlino per far capire ai leader europei due o tre cose. Sì, il castello è stata la residenza del gerarca nazista Hermann Goering, ma se è per questo anche del principe Enrico di Prussia. Dal 2007 il governo tedesco organizza lì alcuni eventi con leader stranieri e nel giugno 2018 Merkel e Macron firmarono la loro prima dichiarazione comune: sei punti per riformare l’Europa. 

E cos’ha detto Merkel? «Non possiamo definire adesso quale sarà il risultato della trattativa, ma occorre che il fondo di rilancio sia sostanzioso: ci sono resistenze da superare, il risultato non è in tasca, ma sono stati tutti d’accordo che occorre tutti uscire più forti dalla crisi, con un bilancio comune, e che ogni Paese deve anche guardare al proprio interno e fare ciò che deve fare a livello nazionale per rendere l’economia competitiva».

Tradotto dal politichese? Stati frugali o no, miliardo in più miliardo in meno, sovvenzione in meno, prestito in più non si torna indietro dalla struttura fondamentale del Next Generation Eu. Serve un recovery fund per ripartire.

Cos’è successo oggi di rilevante? C’è stata una videoconferenza tra il presidente della Repubblica di Corea del Sud, Moon Jae-in, la presidente Ursula von der Leyen e il capo del Consiglio europeo Charles Michel. Due cose per chi va di fretta. Primo, si sono scambiati informazioni importanti sulla gestione della pandemia. La Corea del Sud ha fatto scuola con il metodo con cui è riuscita ad analizzare oltre 20 mila tamponi al giorno. Secondo, hanno parlato del partenariato strategico UE-Repubblica di Corea, che celebra il suo decimo anniversario nel 2020,

Ma alla fine potranno arrivare i turisti americani in Europa? Probabilmente no. Oggi l’Unione europea dovrebbe pubblicare la lista dei cittadini extracomunitari che non potranno visitare gli Stati membri dal 1° luglio. Tra gli esclusi ci saranno quasi sicuramente i cittadini russi, indiani e brasiliani perché i casi di malati di covid-19 sono ancora troppo alti. Il nodo è sugli Stati Uniti ma lo sapremo solo a lista pubblicata. Seguite Europea per scoprirlo.

Non abbiamo parlato ancora di soldi. Giusto, segnalo che lunedì il Consiglio ha deciso di prorogare di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2021, le sanzioni economiche nei confronti della Russia. Bruxelles le aveva introdotte nel 2014 perché il presidente Vladimir Putin aveva 

annesso illegalmente la Crimea e la città di Sebastopoli nella Federazione russa. Quindi per il sesto anno consecutivo l’Unione non solo non organizza più summit con Mosca ma continua a sanzionare economicamente. 

Ma cosa succede concretamente con le sanzioni. Le sanzioni limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE da parte di determinate banche e imprese russe, vietano anche l’importazione, l’esportazione di qualsiasi materiale connesso alla difesa o che possa avere scopi militari. Le sanzioni limitano anche l’accesso russo a determinate tecnologie sensibili che possono essere utilizzate nel settore energetico russo, ad esempio per la produzione di petrolio.

Finiranno mai? Nessuno può dirlo. Diciamo che per far togliere subito le sanzioni, la Federazione russa dovrebbe attuare subito gli accordi di Minsk. Un protocollo che impone il cessate il fuoco immediato e lo scambio di prigionieri. Ma Mosca non lo rispetta dal 31 dicembre 2015 

Continentale.Su Pùblico cinque modi per mostrare affetto all’epoca del distanziamento sociale.

Su El Mundocome il Covid-19 potrebbe limitare, o addirittura terminare, la pratica di trasportare bagagli all’interno dell’aereo.

Su Le Monde Una mappa interattiva, aggiornata in tempo reale, sui confini europei, come riaprono e quando.

Su L’observateur il discorso della sindaca Anne Hidalgo dopo la vittoria alle comunali di Parigi

Su Jetz un thread di Twitter raccoglie i complimenti che in realtà non lo sono per sensibilizzare al cyber bullismo: alcuni esempi sono frasi come “non puoi essere gay” oppure “hai occhi davvero grandi per essere una donna asiatica”. Le categorie di commenti sono: fatshaming, discriminazioni contro persone strane, razzismo, sessismo, discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità.

Insulare. Sul The Guardian perché non applicare il social distancing ai social media? L’idea è quella di limitare il numero di persone con cui un utente può condividere post, Facebook e altri per aiutare ad appiattire la curva di disinformazione. Seguendo l’esperimento di WhatsApp

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Scrittori d’Europa. Questa settimana abbiamo intervistato László Darvasi, autore de “La leggenda dei giocolieri di lacrime”. Secondo lui l’Europa è come la scrittura: addomesticamento della paura. «Come sarebbe stato bello se negli anni ’80 Orbán fosse stato dotato anche di talento per il calcio! Oggi forse sarebbe un quasi-Totti e non ci sveglieremmo ogni giorno sentendo un’ennesima nuova cazzata»

Buona settimana, 

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