W il papa


Condivido le parole di Simone Esposito perché anch’io ho avuto la stessa esperienza all’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II: diversissimo da Paolo VI, mi sembrava che sbagliasse su tante cose, ma era il papa. Quante volte mi sono dovuto ricredere. Ero io che non capivo… W il Papa

di Simone Esposito

Alla fumata bianca del 2005 scendendo in autobus verso San Pietro telefonai a un amico e ci dicemmo: sicuro è Ratzinger. E quando in piazza lo vidi affacciarsi pensai distintamente: mah. Avevo 23 anni, tifavo Martini (come se quella fosse una faccenda da tifosi) e credevo di saperla lunga. Però quel mah durò molto poco, perché sulla loggia delle benedizioni non c’era più Joseph, e nemmeno Benedetto: c’era Pietro. Sono cresciuto a una scuola, l’Azione cattolica, che mi ha insegnato che il Papa lo puoi discutere, criticare persino, ma lo devi rispettare. Anzi, di più ancora: gli devi proprio voler bene. Non perché tu lo debba credere una sorta di semidio, o banalmente per il suo enorme potere, ma perché è il “Bianco Padre”: tuo padre. E i padri si onorano, come dice il comandamento, e si onorano anche quando pensi che sbaglino, anche quando è palese che sbagliano. Più che il “cattivo esempio” di Francesco e le sue scuse, continua a colpirmi la violenza patetica, e volgare, con cui tanti cristiani autoproclamati difensori della vera fede si riferiscono al Papa schernendolo, denigrandolo. Non dico i professionisti dell’insulto (almeno i Socci sputando su Francesco ci pagano il mutuo di casa), e nemmeno i politicanti che si producono in sketch mediocri dalla loro ricca settimana bianca e usano i rosari di plastica come rete a strascico per i voti conservatori. Parlo dei minuscoli torquemada da tastiera, quelli che pensano che eccitarsi nel sentire il Tantum ergo in gregoriano faccia curriculum per diventare prefetti della congregazione della dottrina della fede, e che in parrocchia criticano pure la disposizione dei banchi ma si guardano bene dal dare una mano a spolverarli. Sono quelli che Francesco lo chiamano con sprezzo “Bergoglio”, e lo schifano cordialmente contravvenendo non solo al Vangelo, ma pure a quella Tradizione che venerano più della Parola di Dio. La Tradizione per cui chi colpisce la persona del Romano Pontefice, segno visibile dell’unità della Chiesa, non è più un cattolico: è uno scismatico. Ma non se ne accorgono, perché confondono l’immutabilità della Verità con l’immobilità della coscienza, e per questo odiano il Papa: non perché si incazza con le fedeli esagitate, e nemmeno per Amoris Laetitia o per i migranti, ma perché toglie ogni alibi al culo pesantissimo della nostra fede inamidata. Pure della mia, eh.

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