Maggio 1968, i muri parlano


68a

di Guglielmo Motta

Proibito proibire
Vorrei essere orfano
Sotto i sampietrini c’è la spiaggia
Non fidarti mai di nessuno che abbia più di 35 anni
I frigoriferi sono le tombe della vostra libertà
La notte è sempre controrivoluzionaria
La società dei consumi deve morire di morte violenta
Abbasso i professori!
Le conquiste sociali sono la morte
Il sapere dev’essere libero e liberamente consentito
Ho qualcosa da dire, ma non so cosa
L’insolenza è la nuova arma rivoluzionaria
Non prendete l’ascensore, prendete il potere!
Consumate di più, vivrete di meno
Comprano la tua felicità? Rubala
La società è un fiore carnivoro
Solo l’individuo deve esistere
L’umanità sarà felice solo il giorno in cui l’ultimo burocrate sarà impiccato con le budella dell’ultimo capitalista
La libertà è il crimine che frena tutti i crimini. È la nostra arma assoluta
Professori, voi ci fate invecchiare
Corri compagno, il vecchio mondo è dietro a te
Abbasso lo Stato!
L’immaginazione al potere
Con Marcuse, per una società erotizzata e nuova
Lasciateci vivere
Prendete i vostri desideri per la realtà
Liberate l’espressione
Creatività, spontaneità, vita
Urla
Siate realisti, chiedete l’impossibile

Ecco alcuni dei messaggi più significativi della contestazione parigina di 50 anni fa.
Il 1968 rappresenta un laboratorio culturale di grande trasformazione. Dal punto di vista comunicativo, ciò che contraddistingue l’«anno improbabile» – secondo la definizione di Eric Hobsbawm – è proprio la costruzione di un nuovo linguaggio, specifico e peculiare, in netta contrapposizione con l’ancien régime che caratterizzava la società uscita dalla seconda guerra mondiale.

Il maggio francese esplode nelle università parigine per una serie di concause: la massificazione della società, l’aumento degli iscritti negli atenei, il boom economico, lo scontro generazionale che si viene a creare tra i giovani e i loro genitori, la centralizzazione del potere intorno alla figura di De Gaulle in seguito alla nascita della Quinta Repubblica alla fine degli anni ’50.

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