Rifiuti romani nel Frusinate, il no dell’Associazione Civis


rifTroppi rifiuti a Colfelice, è la posizione netta dell’Associazione Civis che in un lungo comunicato scrive: “Roma ha bisogno dei TMB di Colfelice, di Aprilia e di Aielli; ha bisogno degli inceneritori di Colleferro e San Vittore, così come ha bisogno di altri 49 impianti dislocati in dieci regioni italiane e in tre Stati esteri, mentre usa anche inceneritori austriaci. Senza questi soccorsi sarebbe in permanente emergenza ed è assai difficile persuadere i cittadini di altri territori laziali”; queste le dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio Mauro Buschini nell’audizione alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti del 01 Febbraio 2017.

 

L’ex capo segreteria dell’Assessore Buschini e oggi Presidente di SAF spa, ci dice invece che il problema non sarebbe l’emergenza capitolina ma i conti in rosso della SAF: i rifiuti di Roma giungono a Colfelice per ripianare i bilanci della società ciociara.

 

Non brillano per coerenza anche i 35 sindaci della Provincia di Frosinone che il 28 Giugno scorso votarono una delibera che impegnava la SAF a fermare il conferimento dei rifiuti romani a far data dal 01 Gennaio 2018, e che nell’assemblea del 15 Gennaio hanno smentito e capovolto la loro decisione: i rifiuti potranno continuare ad arrivare presso gli impianti della SAF almeno per altri due mesi, anzi fino al 31 Marzo, poi si vedrà.

A proposito, i 35 sindaci pro rifiuti romani rappresentano un totale di 154.106 cittadini, mentre i 17 sindaci che hanno votato contro il conferimento della monnezza capitolina ne rappresentano 168.462: su una questione così importante per il nostro territorio, una minoranza decide per la maggioranza; è un altro segnale delle distorsioni che si aggrovigliano attorno alla gestione della SAF.

Ma cosa saranno mai due mesi di proroga (un’altra!), due mesi in più di rifiuti?! Avremo nuovi impianti super-iper-mega tecnologici, l’aria profumerà di violette e non saremo costretti ad aumentare la tariffa e quindi la TARI.

Questa, in sintesi, la posizione del Presidente Migliorelli e della maggioranza (numerica) dei sindaci.

Il termine romanesco, visto che siamo in tema, che potremmo usare fra pochi mesi sarebbe “sòla”.

Speriamo di essere smentiti, però…….

Dopo le elezioni regionali, e quindi fra due mesi, tornerà all’approvazione del nuovo Consiglio il testo della Legge Regionale denominata “Green Act”, che nell’Art.11 contiene questa all’apparenza innocua frasetta: “Le Autorità (degli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali, corrispondenti al territorio delle Province laziali) possono stipulare tra loro accordi finalizzati all’ottimizzazione gestionale delle dotazioni impiantistiche”.

Traduzione: due ATO, ad esempio quello di Roma e quello di Frosinone, potranno accordarsi così che il primo possa inviare i suoi rifiuti agli impianti del secondo. Si aggira così il divieto di circolazione dei rifiuti indifferenziati da un ATO all’altro, previsto dal vigente Piano Gestione Rifiuti il quale impone l’autosufficienza impiantistica.

Ed ecco che fra due mesi, appena il nuovo Consiglio Regionale avrà approvato il Green Act, il presidente SAF sarà nella condizione di non dover più chiedere nessuna deroga o autorizzazione ai sindaci e potrà continuare ad accettare i rifiuti romani presso gli impianti ciociari, senza alcun limite temporale o di quantità.

Per evitare l’aumento della tariffa di conferimento, che produrrebbe un aumento della TARI a carico dei cittadini, il presidente Migliorelli scommette sul finanziamento di 6 milioni di euro della Regione Lazio, fermo presso la Provincia di Frosinone e che sarebbe in procinto di sbloccare; con quei soldi si adeguano gli impianti, si riducono i costi, si risparmia e quindi niente aumento della tariffa: un piano industriale tutto nuovo in 60 giorni.

Ma non è affatto scontata l’erogazione del fondo, comunque costituito da risorse pubbliche. Fra qualche altro mese la SAF potrebbe dichiarare che per problemi burocratici non riesce a conseguire il finanziamento (magari scaricando le responsabilità su incolpevoli uffici amministrativi) ed è quindi “costretta” ad aumentare la tariffa.

Le ricadute sulle tasche dei cittadini saranno comprese fra 53 e 113 euro all’anno in più per utenza TARI.

Insomma, i cittadini ciociari si impegnano sulla differenziata, usano la tariffazione puntuale (meno rifiuti produci, meno paghi), sono più attenti all’ambiente, ma anziché premiati verranno penalizzati: oltre al danno la beffa.

Inoltre, gli interventi per il nuovo piano industriale indicati dal Presidente Migliorelli nella sua relazione, puntano ancora sul trattamento dei rifiuti indifferenziati (il recupero materiali ed il CSS sono prodotti dalla lavorazione dei rifiuti indifferenziati) le cui quantità continuano però a diminuire per effetto dell’aumento dei livelli di raccolta differenziata non solo nella Provincia di Frosinone, ma anche su Roma ed in tutto il Lazio; la stessa amministrazione regionale ha previsto per il 2018 una produzione totale di circa 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, a fronte di una capacità impiantistica nel Lazio di quasi 2 milioni di tonnellate.

Dove prenderà la SAF, allora, la sua materia prima per far quadrare i bilanci e non aumentare la tariffa? Forse da fuori Regione, dai territori del sud Italia?

Ancora, non bisogna dimenticare che la Regione Lazio, Area Ciclo Rifiuti, nel provvedimento conclusivo della procedura di riesame dell’autorizzazione degli impianti SAF, ha imposto alla società l’ammodernamento degli stessi esclusivamente in relazione al fabbisogno della Provincia di Frosinone, non a quello di Roma o del Lazio.

Il core business della società rimane, in sostanza, centrato sui rifiuti indifferenziati mentre le possibilità di diversificare l’attività della SAF sono ampie e potrebbero spaziare, come previsto dal suo stesso Statuto, dai servizi di igiene ambientale e raccolta dei rifiuti per i Comuni alle bonifiche e risanamento ambientale, dal compostaggio al recupero e riutilizzo delle frazioni differenziate dei rifiuti urbani.

Per quale ragione i sindaci, la SAF e l’amministrazione regionale insistono pervicacemente in una strategia che li porta inevitabilmente fuori strada? Sul punto non possiamo non citare le conclusioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti contenute nella Relazione sul Lazio:

“La mancata attuazione di progetti innovativi ha sostituito a un ciclo dei rifiuti discarico-centrico, un ciclo privo di chiusura, con conseguente aumento dei costi di gestione dei rifiuti e dei costi per i cittadini”; ”Dalla chiusura di Malagrotta in poi, il sistema diviene rigido e soggetto a forte instabilità, soprattutto perché chi doveva programmare e realizzare un sistema alternativo –rispettoso delle leggi nazionali e delle direttive europee- finora non lo ha fatto”; “La questione di una corretta chiusura del ciclo dei rifiuti nella regione Lazio, con particolare riguardo all’impatto della produzione di rifiuti a Roma Capitale rimane dunque centrale, ponendosi la carenza progettuale e la mancata realizzazione di impianti come precondizione per condizionamenti impropri delle politiche pubbliche da parte di soggetti privati”.

 

Un nuovo corso, una nuova strategia industriale che possa coniugare bilanci e sostenibilità ambientale, risparmio di risorse ed efficienza, è concretamente attuabile ma non la si vuole: si premiano altre logiche, miopi.

Fin dal 2012 era evidente che l’aumento della raccolta differenziata nella Provincia di Frosinone avrebbe causato un crollo nella produzione di rifiuti indifferenziati e provocato gravi problemi ai bilanci della SAF.

Ma anziché provvedere ad una strategia industriale diversa ed alla riconversione degli impianti, si è scelto di acquisire rifiuti da Roma: più aumentava la percentuale di RD nella Provincia, più SAF si alimentava con i rifiuti romani, fino al sorpasso nel 2016 quando sono maggiori le quantità di rifiuti indifferenziati trattati per conto della Capitale che quelle conferite dai Comuni ciociari.

Si pagano oggi gli errori fatti allora, e domani si pagheranno gli errori che si commettono oggi.

Sulle ricadute ambientali ne abbiamo lette di tutti i colori, in questi ultimi giorni.

Il Presidente Migliorelli nelle pag.18 e 19 della sua Relazione dichiara che gli scarti di lavorazione degli impianti SAF anziché alla discarica di Cerreto in Roccasecca saranno conferiti alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, ma solo quando saranno terminati i lavori di rimozione dei piloni della linea elettrica che ostacolano il conferimento dei rifiuti.

Perciò, allo stato attuale essendo chiusa la discarica di Colle Fagiolara, i rifiuti continueranno ad essere smaltiti presso l’impianto di Cerreto, e chissà per quanto tempo ancora; la discarica della MAD srl, nata per servire i Comuni della Provincia di Frosinone (il 50% è tuttora riservato al fabbisogno provinciale), rischia l’esaurimento delle volumetrie per colpa dei rifiuti romani, con le intuibili conseguenze.

La fuga dei sindaci dall’assemblea appena è stato chiesto loro di pronunciarsi sul futuro della discarica di Roccasecca, è sintomatica.

Ed a proposito di rispetto del principio di prossimità nel trattamento dei rifiuti (ognuno deve gestire i suoi rifiuti, sul suo territorio e con i suoi impianti), gli indifferenziati capitolini viaggerebbero per 130 km fino a Colfelice, poi per altri 80 km fino a Colleferro: qualcuno ha confuso l’economia circolare con il tour della monnezza.

E che saranno mai un po’ di TIR in più in Valle del Sacco?!

E già, che saranno mai un po’ di PM 10 e 2.5 in più, chi se ne frega della qualità dell’aria in un territorio già sotto procedura d’infrazione della Commissione Europea e censito come il peggiore d’Italia.

Sul sito web www.civisferentino.eu pubblichiamo sia la Relazione presentata dal Presidente della SAF  nell’assemblea del 15 Gennaio u.s., sia la Contro Relazione del Coordinamento dei sindaci del basso Lazio.

Invitiamo e sollecitiamo tutti, cittadini ed amministratori pubblici, a scaricare e leggere entrambi i documenti: il tempo speso per informarsi non è mai tempo perso

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