Addapassa’ la nuttata… La Ciociaria dei veleni


8119di Arturo Gnesi, medico anestetista, sindaco di Pastena

Siamo messi male, possiamo dire di essere dentro un tunnel da dove ancora non si vede la luce, ma è solo un eufemismo perché la realtà è ben più drammatica.
Siamo figli di una politica ipocrita e talora noi stessi difendiamo le nostre scelte o le appartenenze ai partiti con la più miserabile ipocrisia.
Parliamo della Ciociaria dei veleni e della terra violentata dalle fabbriche, dei fiumi intossicati dalle falde di mille discariche abusive, dell’aria soffocata dai miasmi del traffico e dalle esalazioni di impianti di riciclaggio invecchiati per il tempo e l’incuria dell’uomo.
È questa la sfida del futuro e dopo aver perso quella con la camorra che ci ha imbottito di tonnellate di rifiuti tossici durante la costruzione della terza corsia autostradale e dell’alta velocità, non possiamo commettere altri passi falsi.
La Ciociaria piena di veleni suscita solo rabbia malgrado le espressioni assolutorie di chi ritiene che sia stato il prezzo necessario da pagare per l’espansione industriale e la produzione del reddito.
Se l’argomento suscita solo commiserazione e qualche immotivata comprensione
allora occorre iniziare a parlare di malattie e di morti che seguiranno come un’ombra il futuro dei nostri figli.
Cominciamo a dire che la nostra terra è destinata a trasformarsi in un girone infernale.
Se la valle del sacco deve essere bonificata, se il capoluogo e i centri vicini devono limitare le concentrazioni delle polveri sottili e se la valle assassina a sud di San Giovanni Incarico deve vedersela ogni giorno con la puzza pestilenziale, allora significa che questa umanità è stata sconfitta e questa parte del mondo è stata sacrificata sull’altare del profitto e del business.


Se tutto rimane così, o anzi andrà peggio, significa che siamo dei perdenti, senza appello, che abbiamo sprecato inutilmente il nostro tempo e speso un pezzo della nostra vita per metterci, ipocritamente ” al servizio degli altri”
Già gli altri, ma sarebbe interessante capire se sono quelli dentro il palazzo o quelli in mezzo alla strada.
Tutti perdenti, nessuno escluso, sindaci, assessori, deputati, senatori, presidenti di comunità montane, di consorzi e di provincia.
Questa è una partita che o ce la giochiamo insieme o la perdiamo.
Inevitabilmente, anche se i comuni, lontani dalla puzza sonnecchiano e fanno finta di nulla.
È ipocrisia voler rilanciare il turismo senza una politica ambientale radicalmente diversa da quella vista sinora.
È ipocrisia valorizzare le tradizioni storiche e poi non fare nulla per impedire che la propria gente si ammali.
È ipocrisia pensare che per risolvere i problemi possa bastare un concerto d’estate o un convegno sui prodotti enogastronomici locali.
La Ciociaria strozzata dai veleni perderà spazi di mercato, venderà meno olio, meno mozzarelle, meno peperoni, meno vino, meno tutto.
La ciociaria sempre più sola, sempre più isolata, sempre meno bella ed attraente.
Solo una politica ipocrita può ritenere di promuovere l’economia locale senza sradicare le cause dell’inquinamento e i fattori che accelerano e facilitano l’insorgenza di tumori e di patologie mortali o invalidanti.
La Ciociaria dei veleni non sarà l’argomento della prossima campagna elettorale, qualche promessa sulla bonifica della Valle del Sacco, qualche discorso sul traffico cittadino ma chi oserà parlare di Colfelice e della discarica di Roccasecca ?
Guai a toccare certi argomenti .
Rapporti consolidati tra mondo imprenditoriale e quello delle banche, sodalizi tra politica e mondo economico, favori reciproci e strategie condivise rendono vana la voce di protesta del popolo ed inefficace qualsiasi iniziativa delle amministrazioni locali.
Affari e trame internazionali decidono il futuro della nostra terra, in un baleno chiudono le fabbriche mentre è sempre più raro vedere qualche mosca bianca che porta i capitali sul nostro territorio.
Ci rimane la puzza che tanto non ammazza, ci consoliamo con la valle assassina dove il mal comune diventa un mezzo gaudio.
Piovono soldi per le sagre, i giochi e altre diavolerie ma non possono tacitare il dissenso o placare la rabbia della gente.
Tanti amministratori non rispondono all’appello e ci prepariamo all’ennesima passarella con l’obbligo di non creare allarmismi o di mettere in cattiva luce la nostra provincia.
L’ipocrisia a differenza dell’essere umano è dura a morire.
Ora a casa, la mia nottata è passata, ma quella della Ciociaria temo che sia ancora molto lunga.

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