di Marco Roncalli
La prima si svolse a Pistoia nel settembre 1907 in un quadro segnato dalla «questione sociale» e dal «decollo industriale». La prossima si terrà a Cagliari, a fine mese, tutta sul tema – mai assente nelle precedenti tornate – del lavoro. Sì, parliamo delle Settimane sociali, mentre sta per avviarsi la 48esima dal titolo:“Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale” (definizioni prese dalla Evangelii Gaudium). L’intento? Recare un contributo alla società italiana per uscire dalla crisi in cui versa (tre milioni a fine 2016 i giovani disoccupati, poco meno del 40% del totale, con punte drammatiche al Sud,un’estensione generale dell’area della povertà, ecc.). Come? Aprendo processi che impegnino le comunità a rimettere in cima all’agenda la preoccupazione – costante nella Dottrina sociale della Chiesa e – da quando c’è – della Costituzione, verso l’attività in cui «l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita» legata al «giusto salario» che «permette l’accesso adeguato agli altri beni destinati all’uso comune» (Evangelii Gaudium, n.192).
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