di Andrea Casavecchia
Dopo un consiglio pastorale parrocchiale intenso, terminato all’una di notte, giungo a una conclusione. La questione pastorale oggi non è tanto l’iniziazione cristiana, quanto la formazione ai sacramenti dell’ordine e del matrimonio. Abbiamo bisogno di raccontare e rendere visibile quanto è bello essere cristiani adulti… non tanto conservare in un generico “dopo” (comunione, cresima…) bambini, ragazzi e giovani. Anche perché, poi, loro se ne accorgono.
Sono ormai due decenni, mi faccio vecchio, che sento parlare della cresima come
sacramento del saluto, del “ciao a tutti me ne vado, ho da far cose più serie”. C’è la difficoltà di proporre “qualcosa” ai ragazzi per tenerli aggrappati alla comunità parrocchiale, per non “perderli”. C’è una grande attenzione, giusta eh, verso l’iniziazione cristiana, tanto che si arriva pure a porsi il problema della pastorale familiare, perché “si è rotto qualcosa”, perché “ormai tra le generazioni non c’è trasmissione della fede”. Insomma, ci interessiamo della famiglia, all’interno della parrocchia, più che altro perché non assolve un compito educativo alla fede. In questi due decenni ho visto gruppi di giovani farsi e disfarsi, perché a un certo punto, i gruppi non bastano, non sono sufficienti. Serve di più, serve vedere una prospettiva. E le prospettive, mi spiace molto, sono molto deboli. Forse anche perché ci occupiamo poco della fede adulta. Ci occupiamo con fatica di due questioni: la crisi del clero e la fragilità degli sposi. Rispettivamente: sacramento dell’ordine e sacramento del matrimonio.
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