di Nicoletta De Blas, HOC-LAB, Politecnico di Milano
Da qualche tempo e in particolare dall’uscita della “Buona Scuola” i riflettori sono puntati sul mondo della scuola e sulla necessità di innovare i processi di insegnamento e apprendimento tramite le tecnologie. Ciò che meno spesso si dice è che al di là delle buone, ottime pratiche, che si guadagnano un posto nei giornali per la loro eccezionalità (difficilmente replicabile), esiste un humus di docenti che con buona volontà e non poco coraggio, spesso vincendo le resistenze del consiglio di classe, del dirigente e dei genitori, intraprendono iniziative di introduzione delle tecnologie nella didattica che portano risultati sorprendenti in termini non solo di coinvolgimento (facile, quando si mettono insieme ragazzi e tecnologie) ma soprattutto di benefici didattici sostanziali e ad ampio spettro.
Ma chi sono questi docenti? Nell’immaginario collettivo, li visualizzeremmo giovani, un po’ nerd, abitanti di Facebook e social media: degli “zii digitali”, insomma. E invece no.
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