Per effetto dell’omissione delle misure di mitigazione degli inquinanti in atmosfera e della mancata applicazione del Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria, la Valle del Sacco risulta una delle aree più compromesse d’Italia: ci va giù dura l’Associazione Civis che accusa il governo locale del territorio del Lazio meridionale (Regione, provincia di Frosinone, comuni) di non aver fatto il proprio dovere e di aver trasformato la Valle Latina in una terra dei fuochi del Lazio. In un comunicato stampa si legge: L’associazione CIVIS di Ferentino l’11 Novembre u.s. ha inviato alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, una richiesta di audizione unitamente ad una memoria sulla situazione di emergenza ambientale e sanitaria della Valle del Sacco.
Nella memoria è stato evidenziato che:
- risulta omessa la bonifica della maggior parte dei siti inquinati ricompresi sia nel SIN “Bacino del Fiume Sacco” (per il quale è in corso la procedura di nuova perimetrazione) che nel SIN “Frosinone” ora di competenza Regionale; infatti, dal Piano Regionale Bonifiche risulta che per meno del 10% delle aree inquinate sono state completate le operazioni di bonifica a fronte di una spesa complessiva che supera i 100 milioni di Euro;
- le principali componenti ambientali (acqua, suolo, aria) risultano gravemente compromesse poichè:
Ø per effetto dell’omessa depurazione degli scarichi civili ed industriali, il fiume Sacco non ha raggiunto lo stato di qualità “buono” alla scadenza del 31.12.2015 prevista dalla Direttiva UE 60/2000, ed è allo stato di “pessimo” come risulta dal Piano Gestione Acque; ne è un esempio il mancato funzionamento del depuratore del Consorzio ASI di Anagni per il quale a fronte della spesa di decine di milioni di Euro, permane lo stato di inattività;
Ø per effetto della mancata bonifica delle aree inquinate e dell’omissione di misure per la salvaguardia idrogeologica, estese aree del Bacino del Sacco sono state classificate dal recente Piano Gestione Rischio Alluvioni come a grave rischio di esondazione e come aree di criticità ambientale per il rischio di diffusione di inquinanti a seguito di esondazione del Sacco o dei suoi affluenti;
Ø per effetto dell’omissione delle misure di mitigazione degli inquinanti in atmosfera e della mancata applicazione del Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria, la Valle del Sacco risulta una delle aree più compromesse d’Italia.
- lo stato di salute della popolazione, in conseguenza dell’inquinamento ambientale, è stato gravemente pregiudicato come risulta dal rapporto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità e da altri studi epidemiologici; a fronte di questa situazione la risposta della Regione Lazio è stata quella di depotenziare la sanità locale anzichè di investire risorse per fronteggiare l’emergenza sanitaria;
- l’emergenza ambientale sulla Valle del Sacco perdura da oltre un ventennio ed in tutto questo tempo gli enti locali (Comuni, Provincia e Regione) non sono stati in grado di intervenire efficacemente, omettendo le bonifiche, disinteressandosi della depurazione delle acque, dell’inquinamento atmosferico e del degrado idrogeologico, e non attivando un’adeguata risposta sanitaria e finanche di Protezione Civile: con ben 23 impianti a rischio di incidente rilevante sottoposti alla cosidetta Direttiva Seveso e collocati nella Valle del Sacco, meno della metà dei Comuni possiede un Piano di Emergenza e di Protezione Civile, ne è sprovvisto persino il capoluogo di Provincia, Comune di Frosinone.
E’ ormai chiaro che gli enti locali non sono in grado di gestire l’emergenza ambientale e sanitaria della Valle del Sacco, per inefficienza, incompetenza, inadeguatezza ed ignavia.
Per questi motivi CIVIS ha chiesto alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta di intervenire presso il Governo affinché sia nominato un Commissario Straordinario che superando le competenze degli enti locali imponga il risanamento del territorio.
Inoltre, CIVIS ha indicato alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta che dalla situazione di grave degrado ambientale della Valle del Sacco e dalle omissioni delle p.a. competenti, deriva un’ipotesi di reato per disastro ambientale come previsto dalla nuova formulazione degli Art.li 452 quater e 452 terdecis del Codice Penale, secondo la recente normativa sui cosidetti ecoreati.
Nel frattempo, CIVIS ha avviato una serie di azioni ed iniziative per:
-il risarcimento del danno ambientale e del danno erariale presso la Corte dei Conti, nei confronti degli enti ed amministratori inadempienti;
-l’attivazione delle procedure d’infrazione in sede di Commissione UE, per la mancata depurazione delle acque, per l’inquinamento atmosferico, per la gestione del ciclo dei rifiuti, per l’omissione delle bonifiche dei siti inquinati, e per l’inadeguata risposta sanitaria; e si rammenta che già la Corte Europea di Giustizia con la Sentenza C-196/13 ha condannato ad una sanzione di oltre 80 milioni di Euro -da versarsi ogni anno!- anche la Regione Lazio ed alcuni Comuni della Provincia di Frosinone per le mancate bonifiche delle discariche di rifiuti.
Infine, CIVIS sottolinea che in merito agli stanziamenti delle risorse per la bonifica del SIN Bacino del Fiume Sacco, appare quantomeno incerta la possibilità di effettiva erogazione dei fondi; infatti, l’attuale pendenza del ricorso in appello presso il Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR del Lazio che ha riportato la competenza per la bonifica in capo al Ministero dell’Ambiente, preclude sia al MATTM che alla Regione Lazio di emanare disposizioni di spesa: è necessaria la rinuncia all’azione giudiziaria e la composizione della controversia tuttora in essere.
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