di Giovanna Cosenza
Ne incontro spesso, di ex bravi studenti che oggi lavorano, con stipendi altie grandi soddisfazioni, in multinazionali dei settori più svariati: dall’informatica alla moda, dalla cosmesi all’alimentazione. Li ricordo svegli, veloci e più che bravi, bravissimi: media di voti alta, diverse attività fuori dallo studio, buone relazioni con i docenti, grandi iniziative. Non a caso, trovano subito lavoro. Non a caso, fanno carriera velocemente. E non diventano squali come Paolo, no. Piuttosto gli accade qualcosa del genere.
Vado in azienda a tenere un seminario o fare una consulenza perché l’ex bravo studente mi ha invitata. Aveva buone relazioni con i docenti, dicevo, dunque ne ha tenute e mantenute anche con me. Mi presenta al suo capo o alla sua capa in pompa magna: sembra orgoglioso della sua ex prof, orgoglioso del capo o della capa. Sorriso aperto, vigorosa stretta di mano, grande attenzione a mettermi a mio agio: vuole essere sicuro che non mi manchi nulla, che tutto sia a posto. È solerte, premuroso, gentile. Ma controlla di continuo lo smartphone, guarda poco negli occhi ed è sempre pronto a fuggire verso un altrove cangiante: la collega alle mie spalle, la porta d’ingresso, il tavolo delle riunioni. C’è sempre qualcosa, nei suoi occhi, per cui capisci che non è davvero con noi, non è presente, ha i pensieri altrove. Sta rimuginando sui mille dettagli che potrebbero compromettere l’evento? Sta pensando all’evento successivo? All’agenda di domani? Chissà. Sta di fatto che non c’è. Sembra lì ma non c’è.
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