Attesa e sorpresa, si sa, non sempre stanno insieme; in particolare, quando si tratta di rispondere a sfide complesse e globali, le attese possono diventare eccessive, in qualche caso addirittura sproporzionate. Non si può certo dire che l’enciclica di papa Francesco, Sulla cura della casa comune, non fosse un testo atteso; eppure è innegabile che la sorpresa ha superato l’attesa, come per Evangelii Gaudium, del resto. Nel caso di Laudato si’, la sorpresa in un certo senso è ancora più grande, ma solo il lettore che saprà scavare, con pazienza e lungimiranza, dentro un testo così profondo e stratificato potrà scoprire molto di più di quello che cerca.
La sorpresa riguarda, in particolare, un nodo cruciale dell’enciclica, costituito dal rapporto tra natura e persona, oggi al centro di un dibattito incandescente. Potremmo parlare di questione etico-antropologica, nel senso più ampio e inclusivo del termine: non solo una questione teorica (in ogni caso non secondaria), ma anche un crocevia in cui convergono aspetti molto diversi della questione ecologica, di ordine economico, sociale e politico, fino alle abitudini di vita individuali e alla prassi pastorale.
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Ecco la sfida: prendere sul serio la minaccia alla biosfera, mantenendo ferma – ovviamente – l’affermazione che l’uomo è unico essere voluto da Dio per se stesso, affermazione che attraversa tutta la tradizione cristiana, esplicitamente richiamata al n. 24 della Gaudium et Spes e ribadita in molte encicliche di Giovanni Paolo II.
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