C’è chi, come Umberto Eco, lo ripete ormai a ogni intervista e chi, come Angelo Panebianco ieri, non esita a metterlo nero su bianco in un editoriale del “Corriere della Sera”: la religione è alla base della strage di Parigi. L’islam in particolare, il monoteismo in generale, questa assurda pretesa di ridurre la molteplicità del reale e delle opinioni a una verità uniforme, unica e immutabile. E in nome di Dio (o, parzialmente attenua Panebianco, «di un pugno di Dei») ci si è sempre combattuti, ci si è sempre uccisi, si è sempre dichiarata guerra. E i conflitti dell’antichità pagana? Non avevano la religione alla loro origine, si ribatte. E la soluzione finale nazista, i massacri comunisti? I totalitarismi, si obietta, sono forme estreme, ed estremamente secolarizzate, di monoteismo. Analisi in apparenza raffinatissima, che pure si adatta alla perfezione allo spartito di “Imagine”, dove già John Lennon invitava a sognare un mondo senza nazioni né religioni e quindi, ipso facto, pacificato.
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