di Claudio Tamburrino
Roma – I governi approfittano sempre di più delle tecnologie per sorvegliare e reprimere i propri cittadini, ma se la Rete e il Web fossero annoverati fra i diritti umani e il rispetto dei diritti umani valesse come dovrebbe valere nel mondo analogico, potrebbe essere un imprescindibile strumento di sviluppo e innovazione. A metterlo in luce sono i dati raccolti in 86 paesi del mondo dal Web Index 2014-2015, lo studio divulgato dalla World Wide Web Foundation con lo scopo di mostrare i contributi del World Wide Web al progresso sociale, economico e politico del Pianeta. Secondo quanto si legge nello studio, a conferma quanto riferito da statistiche precedenti, a grandi linee 4,3 miliardi di persone, il 60 per cento della popolazione mondiale, non può andare online e la metà di quelli che hanno accesso alla rete vivono in paesi con molte limitazioni ai diritti online, che investono privacy e libertà di espressione.
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