Adesso che la frase intercettata dalla forze dell’ordine (“Si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga”) è diventata probabilmente la più odiosa tra quelle pronunciate dai membri della cupola mafiosa capitolina, torna alla mente una denuncia della Caritas di Roma affidata ad una nota appena dopo i fatti di Tor Sapienza. La Caritas scriveva: “E’ il risultato di anni di abbandono, ma al tempo stesso l’effetto di politiche sbagliate verso i rom e i rifugiati, senza sforzi per l’integrazione e improntate soprattutto all’emergenza, frutto di istituzioni che non collaborano, di cooperative senza scrupoli che poco hanno a cuore la sorte delle persone che le sono affidate, di territori dimenticati dalla istituzioni, in cui sono parimenti vittime italiani e immigrati”. È quel riferimento a “cooperative senza scrupoli” che oggi fa riflettere. Il direttore della Caritas romana monsignor Enrico Feroci ha definito “sciacalli” gli uomini della rete criminale che ha avvolto la città. Parlando con la televisione della Cei ha detto: “Credo che la parola che si debba utilizzare per queste persone che utilizzano gli ultimi, i poveri per fare interessi, sia la parola sciacallaggio. Purtroppo, la dobbiamo dire e quanto accaduto ci deve spingere ad un esame di coscienza”. Qualche cosa avevano avvertito i dirigenti della Caritas di Roma? L’Osservatore Romano di oggi sottolinea che l’inchiesta della Procura assume contorni “sempre più inquietanti”. Ciò che preoccupa le associazioni è soprattutto far luce sul business molto redditizio realizzato attraverso le cooperative cui era affidata l’accoglienza di immigrati e rifugiati.
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