Aumentare la realtà non vuol dire soltanto immergerci in scenari futuristici. Oppure, provare a stupire i consumatori con nuove inserzioni (come ha fatto Pepsi a Londra) o servizi innovativi (è il caso dell’app dell’Ikea). L’AR può essere anche un’occasione per mostrare nuovi aspetti della realtà e, così, provare a costruire un discorso critico sugli spazi pubblici e privati che attraversiamo ogni giorno. È proprio questo uno degli obiettivi di Keiichi Matsuda e i suoi progetti sull’Hyper Reality: non tanto amplificare la realtà per farci vedere un futuro tecnologicamente avanzato, quanto mostrare meglio le conseguenze sociali e culturali di queste innovazioni.
Una proposta di design critico, per molti versi simile a quello di altri attivisti e computer-artist che usano la realtà aumentata per veicolare messaggi inaspettati.
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