Luci e ombre della proposta di Renzi per la scuola, in un’analisi di Andrea Ichino per lavoce.info
Per il governo Renzi la riforma della scuola sembra essere in primo luogo un problema di politica del lavoro: ossia stabilizzare 150mila precari, tra i quali, sia chiaro, non ci sono solo persone che hanno vinto concorsi e selezioni competitive, ma anche altre il cui unico merito è di aver atteso per anni nelle graduatorie a esaurimento senza alcuna valutazione della loro reale capacità di insegnare bene. Gli interessi degli studenti vengono dopo, solo nei capitoli successivi della proposta.
Stando a quanto scrive l’Ocse (ed è un peccato che il documento governativo, per altro molto ben scritto e documentato, non dica nulla su queste stime), la scuola italiana non aveva bisogno di nuovi docenti, soprattutto se assunti senza guardare alla loro qualità. La tabella 1 mostra che nell’anno 1999-2000 il numero di studenti per insegnante in Italia era inferiore rispetto ad altri paesi comparabili e, anche dopo i tagli dei governi recenti, nel 2009-2010 continua a essere in linea con la media Ocse per la scuola materna e inferiore per la primaria e la secondaria. Rispetto alle medie Ocse, sono anche di più le ore di insegnamento obbligatorio per studente (vedi pannello inferiore della tabella 1).
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