La rinuncia di Benedetto XVI è stata accolta da un coro unanime di approvazione per il coraggio e l’umiltà con cui il Papa ha confessato la sua fragilità. In molti, però, la notizia ha causato turbamento: può un Pastore abbandonare il gregge perché è stanco? Non l’hanno fatto gli altri pontefici, né i martiri, né i missionari, né tanti servi dei poveri, che hanno scelto di morire sulla breccia. Gesù non è sceso dalla croce. Perché Papa Ratzinger sì?
La Lectio divina, tenuta l’8 febbraio al Seminario Romano, ci fa conoscere le ragioni profonde del gesto, al di là di quelle ufficiali. Infatti, poche ore prima dell’annunzio, il Papa ha sentito il bisogno di richiamare l’attenzione sul ministero petrino, sul futuro della Chiesa e sulla necessità di una fede adulta. L’ha fatto commentando tre parole, contenute nei versetti iniziali della prima lettera di Pietro, con riflessioni dal chiaro sapore autobiografico. La prima parola riguarda il pontificato, definito «martirio». Gesù l’aveva detto a san Pietro: il «primato», accanto al contenuto dell’universalità, ha un contenuto martirologico: «Andando a Roma, Pietro accetta […]: va verso la Croce, e ci invita ad accettare anche noi l’aspetto martirologico».
Per Ratzinger, fare il Papa è stato un martirio.
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