Leggere è amare


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di Ferruccio de Bortoli

Leggevo, e non potrei cominciare questo articolo con un verbo diverso, che quella degli hikikomori, giovani giapponesi che si chiudono in una stanza e decidono di non uscirne più, è la patologia più insidiosa della multimedialità. Non la sola e non limitata a Tokyo e dintorni. La Rete, il computer, i videogiochi, il resto non esiste per questi nuovi reclusi sociali, la cui esistenza si annulla in uno scorrere insistente di immagini che comprime personalità fragili nell’involucro di avatar anonimi. «Il mio corpo andava sempre più indebolendosi e deformandosi — racconta il protagonista de Il Banco vuoto di Antonio Piotti (Franco Angeli) — fino a espandersi in una massa grassa e sporca, ignobile caricatura di ciò che avrei voluto essere». Non sono stati gli psicofarmaci la cura, no, bensì la presenza rassicurante di medici, genitori e amici, capaci di restituire senso alle parole e significato ai sentimenti. Il respiro intenso di una buona lettura, lo sguardo interiore sia sul mondo del teatro sia su quello della musica. Il sapore anche amaro della realtà contro il dolciastro zucchero filato di una vita artefatta intrappolata nella Rete.

Quando, un anno fa, lanciammo «la Lettura», mi capitò tra le mani un libretto di Giuseppe Pontiggia —Leggere (Lucini editore) — illuminante, come lo sono del resto i testi dell’indimenticato Peppo. L’autore raccontava di aver partecipato a un convegno dal titolo «Il tempo e il libro», scoprendo soltanto all’ultimo di essersi preparato, vittima delle assonanze e della distrazione, su un altro tema: «Il tempo libero». Non così distante, però. L’etimologia non giustificava la sovrapposizione fra «libro» e «libero», ma la convergenza era irresistibile, mediata da una terza parola: «tempo». Pontiggia non buttò via la sua relazione. La adattò insistendo sul legame indissolubile fra libro e libertà, citando Seneca che, nelleLettere a Lucilio, parla del tempo come dell’unico bene che ci appartiene veramente. E il tempo che dedichiamo alla lettura è forse, nello spazio di una giornata, lo squarcio di libertà di cui siamo unici titolari. Continua a leggere qui leggere-e-amare


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