Segnalo un interessante articolo, un po’ provocatorio, di Fiorenzo Fraioli su www.ecodellarete.net
Non so più che fare per far capire ai miei compatrioti che il debito pubblico non c’entra niente con la crisi. Ogni argomentazione razionale si infrange contro un muro di gomma di luoghi comuni inestirpabili. Persone intelligenti, anche acculturate, spesso simpaticissime, non riescono a capire che il termine “debito pubblico” non deve essere inteso nel senso che, comunemente, si dà alla parola “debito“. Eppure non è difficile, tutto dipende dal contesto. Volete un esempio? Prendiamo la parola “rete“. Cosa vi viene in mente? Ovviamente Internet! Ma, se aveste posto la stessa domanda a un italiano degli anni settanta, vi avrebbe risposto “la pesca“. E allora, ve lo volete ficcare in ciocca (in testa) che il debito pubblico non è un debito, ma una “passività” dello Stato, come quelle delle banche?
Quando voi andate in banca per depositare i vostri risparmi, pensate mai che i soldi che date alla banca siano un suo debito? Ovviamente no, però il banchiere, che con i soldi ci sa fare, quei soldi li scrive nella colonna delle passività. Cosa ci fa la banca con i vostri soldi? Li presta agli imprenditori. Questo, almeno, è quello che accadeva prima della iper-finanziarizzazione dell’economia, sviluppatasi dopo la completa liberalizzazione dei movimenti dei capitali. Ma questa è un’altra storia… anche se è la più importante di tutte.
Il banchiere, dicevamo, presta i soldi agli imprenditori. I soldi che presta li segna nella colonna delle attività. Chiaro? Riassumiamo: la banca incassa soldi, e per lei sono “passività“, li presta e, per lei, sono “attività“. Nessuno si meraviglia, nessuno si scompone, anche se tutti sappiamo che le banche prestano molti più soldi di quelli che hanno.
continua qui xslt.aspx?p=16359
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